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[VIDEO] ESCLUSIVA – Del Grosso: “Che emozione il derby”

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Del Grosso: “Ho un sogno nel cassetto”

Se pronunci il nome di Alessandro Del Grosso una sola cosa passa per la testa, è inevitabile. Lui, il suo sinistro all’incrocio tirato dall’altra parte del mondo e Abbiati impietrito, così come tutto San Siro. E applausi. Dall’altra parte del mondo così come sono poste Milan e Salernitana. Per gli spalti dello stadio meneghino si sentono per tanto tempo solo i cori dei tifosi granata. Ieri tifoso, oggi giornalista da una parte; ex calciatore, oggi allenatore dall’altra, s’incontrano e si raccontano le emozioni provate dopo il derby che qualche settimana fa ha regalato alla Salernitana un’altra pagina di storia.

Ciao. Come stai?

“Ciao, sto bene, soprattutto dopo il derby che ho visto in diretta. Era da tanto tempo che non mi emozionavo così. Un risultato così inatteso; l’Avellino, oltretutto, stava giocando bene. Quando Rodriguez ha accorciato, con un po’ di fortuna, ci speravo ma… vincere così, all’ultimo secondo, è stato incredibile! Mi ha fatto tornare indietro nel tempo”.

Oggi come sta andando la tua nuova avventura?

“Da tre anni sono allenatore e quest’anno ho preso incarico sulla panchina del Lanciano. Il presidente, con il quale avevo già lavorato a Francavilla, mi ha convinto in pochi minuti; qui, dopo un anno senza calcio, c’è molta voglia di ripartire e tornare nel calcio che conta. Ho lasciato categorie più alte per sposare un progetto del quale mi sento partecipe per cui sono entusiasta e felice. Ora siamo in Iª categoria e siamo primi. Stiamo riuscendo a portare tanta gente allo stadio, e millecinquecento persone sono tante a queste latitudini”.

Un sogno nel cassetto?

“Io sono un ambizioso, non mi fermo mai e, soprattutto, miro sempre a migliorarmi, un aspetto che ha caratterizzato tutta la mia carriera. Mi piacerebbe un giorno allenare in una  piazza importante come Salerno, sarebbe un sogno che credo accarezzi chiunque abbia calcato l’Arechi”.

La Salernitana si trova in una posizione di classifica non pronosticata ad inizio campionato ma il pubblico delle grandi occasioni ancora non si vede. Ci parli quanto sia stato importante per te l’Arechi che vi trascinava nei campionati che hai vissuto a Salerno?

“Dev’essere stato proprio questo a spingere la Salernitana fin là, il fatto di non partire tra i favori del pronostico. Forse qualcuno parlerà di fortuna ma io non ci credo. Vedo una squadra solida e di carattere, il gioco poi verrà. Per me che ho vissuto Salerno da calciatore il pubblico era molto importante. Quando arrivai, la classifica era deficitaria e Cannella (ds della Salernitana all’epoca) mi avvertì che il pubblico di granata era molto esigente. Per strada la gente, inizialmente, mi diceva che fossi venuto a fare ma questa è una cosa che capita spesso, quella di giudicare senza vedere prima cosa risponde il campo. Poi però è cambiato tutto: ci sosteneva tantissimo, anche quando capitavano partite non brillanti”.

Il problema della panchina corta in difesa, inizia a farsi sentire. E’ Rimasto il solo e giovane Mantovani a baluardo della difesa. Possibile che ancora oggi, con campionati a 42 partite, ci si faccia sorprendere in questo modo?

“E’ un problema questo. La serie B è un campionato davvero molto duro, le squadre si rinforzano anche con dieci difensori. Se non sbaglio la Salernitana ne conta sette-otto, il che poteva anche andare bene adattando altri calciatori eclettici. Sabato c’è il Bari, una squadra molto in forma, con un forte attacco”.

Ti sta piacendo questa serie B? Si sta segnando davvero tanto rispetto ai campionati precedenti.

“Sì e no. Ne gode lo spettacolo ma, da allenatore, sto vedendo errori marchiani. Non parlo di errori di reparto ma proprio dei giocatori, roba che ai miei tempi ci avrebbero messo fuori squadra”.

Ti ringrazio Alessandro. Ce lo fai un bel saluto?

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