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Boulaye Dia: “A 18 anni mi diplomo elettricista…”

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Boulaye Dia, attaccante della Salernitana, si è reso protagonista di alcune dichiarazioni dinnanzi ai microfoni di Sportweek. Dimostrando ancora una volta, la sua umiltà e la sua abnegazione.

Dia e le sue dichiarazioni a SportWeek

Stamane, l’attaccante della Salernitana, Boulaye Dia ha reso alcune dichiarazioni davanti ai microfoni di SportWeek. L’intervista, durata circa 30minuti, ha confermato il carattere umile e mite del giocatore granata. Inoltre è stato messo in luce, il passato francese del giovane talento senegalese.

Sei davvero così chiuso come dicono?
«No, è solo che mi piace rimanere solo con me stesso, con i miei pensieri. Però dipende anche da chi ho davanti. Se mi ispira simpatia, se mi accorgo che tra noi c’è feeling, possono bastarmi anche soltanto due minuti per aprirmi».


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Sei nato in Francia, sesto di sette figli di immigrati senegalesi. I tuoi quando sono arrivati in Europa?
«Molto presto. Mio padre aveva 18 anni quando è arrivato a Parigi. Ha lavorato in una fabbrica di materie plastiche, adesso ha smesso. Mamma invece ha sempre badato ai figli. Sono nato a Oyonnax, sotto le Alpi. Ho avuto un’infanzia dura, ma non mi sono mai arreso. Da dove vengo io i quartieri sono quasi tutti uguali, non c’è gente troppo ricca e altra troppo povera. Ci si aiuta gli uni con gli altri. E se vuoi sapere se ho avuto problemi per il colore della mia pelle, ti rispondo che no, le mie origini africane non mi hanno mai reso diverso dagli altri. Dove vivevo io si stava tutti insieme: bianchi, neri, asiatici, cattolici e musulmani».

Come entra il calcio nella tua vita?
«I miei fratelli giocavano per le strade del quartiere, e io gli sono andato dietro. Non tifavo per nessuna squadra perché non avevamo la televisione per guardare le partite. Perciò da piccolo non avevo neanche un idolo. Più avanti ho ammirato Ronaldinho».

A 12 anni ti scopre il Saint-Etienne.
«A Oyonnax venivano spesso gli osservatori di quel club e del Lione. Un giorno ricevo un invito dal Saint-Etienne per un provino. Papà si offre di accompagnarmi. Non siamo mai arrivati a destinazione: al casello l’auto si fermò per un guasto».

Che era successo?
«Stavamo pagando il pedaggio quando dal motore comincia a venire su un rumore strano. Papà accosta, chiama il carro attrezzi. Tornammo a casa in taxi».

Ti scappò qualche lacrima per il dispiacere?
«Dormii per tutto il viaggio. Arrivati, scappai a giocare coi miei amici».

Dopo cosa succede?
«Arriva un’altra chiamata, stavolta dal Lione. Mi invitano ad allenarmi coi loro ragazzi ogni primo mercoledì del mese. Vado, faccio tanti gol, ma sono piccolino, non cresco. A 15 anni ero il più basso di tutti: il Lione neanche credeva che avessi l’età che dichiaravo. Io non me lo spiegavo: oggi uno dei miei fratelli è alto 194 centimetri, gli altri sono intorno al metro e ottantacinque. Fatto sta, mi scartano. Due anni dopo inizio ad alzarmi».

Intanto Dia è di  nuovo tornato a giocare con gli amici…

«A 18 anni mi diplomo elettricista. Faccio qualche lavoretto, anche se mi manca un altro diploma per considerarmi un elettricista vero e proprio. Lavoro pure in una fabbrica di auto: faccio le serigrafie sui telai».

Pensavi ancora che il calcio potesse essere il tuo futuro?
«Pensavo di mettere i soldi da parte e riprovare col professionismo dopo un paio d’anni. Giocavo in settima divisione: se fossi arrivato in quarta ero sicuro che sarei salito ancora più su».

L’occasione arriva cinque anni fa con l’ennesimo provino, stavolta addirittura in Galles.
«Alcuni procuratori francesi organizzarono un gruppo di ragazzi della mia età, ventenni, e lo portò in Galles, dove avevano agganci con qualche club. Il provino stavolta andò bene, ma quello che mi offrivano economicamente non era abbastanza per convincermi a lasciare la Francia».

E se un tuo compagno ti chiama per risolvere un problema di luci a casa, come rispondi?
«Al Reims è successo davvero. Un giorno un compagno mi telefona: Boulaye, non mi funziona l’impianto elettrico di casa. Gli chiedo qual è il problema, gli spiego per filo e per segno come risolverlo e lui: non ci credo, stai sbagliando. Chiama un elettricista e quello gli conferma tutto ciò che gli avevo già detto io. Perciò, se adesso dovesse chiamarmi qualcuno, gli risponderei: ah, no, no, pardonne moi, ma non ricordo più niente».

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