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Derby al Napoli all’Arechi, Salernitana ferma al palo

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Vittoria abbastanza agevole per il Napoli nel derby del sabato allo stadio Arechi.

La partita sotto la pioggia 

Nicola, sostituto di se stesso in panchina, cambia il canovaccio tattico e dispone i granata con un 4-5-1 attendista. Sotto la pioggia i partenopei faticano nel primo tempo a trovare varchi finché Di Lorenzo a fine recupero insacca il vantaggio.

Osimhen è lesto nella ripresa a capitalizzare la palla del raddoppio, Piatek in due occasioni mette i brividi a Meret (palo nel finale). La partita si conclude con uno scialbo 0-2 che vale, tuttavia, l’intera posta in palio per gli ospiti.

Salernitana arroccata in difesa per tutta la gara, linea difensiva a ridosso di un sempre attento Ochoa, pochissimi gli spunti offensivi. Dia, nell’intento del tecnico piemontese avrebbe dovuto rappresentare lo spauracchio proprio per Di Lorenzo, si ritrova ad essere un pesce fuor d’acqua. Bene Nicolussi Caviglia, così come Lovato, rigenerato con la difesa a 4, seppur al cospetto di un attacco stellare.

Le scelte di Nicola

La Salernitana lotta per come può, con le pochissime armi a disposizione, reduce dalla sanguinosa e roboante sconfitta di Bergamo. Di fronte l’avversario, che chiude il girone d’andata con un perentorio e significativo bottino di 50 punti in classifica, era dei peggiori per poter sperare di racimolare qualcosa dalla posta in palio. E a maggior ragione in questo momento di grande difficoltà e di involuzione del gioco e dell’identità.

Nicola non si aiuta nemmeno con le sostituzioni, se non verso il finale della sfida, mandando un ulteriore messaggio alla società, che, deposte le asce di guerra intestina, dovrà riflettere ora sull’organico a disposizione.

Il trainer schiera una difesa tatticamente inedita con scelte pressoché forzate, orfana di un terzino destro di ruolo (e si è visto l’errore di posizionamento di Daniliuc in occasione del vantaggio azzurro), incapace di azionare le cosiddette “catene” sulle corsie esterne. Sull’out mancino Bradaric ancora molto timido, mentre per Pirola si registrano segnali di miglioramento.

La corsa salvezza si fa in salita

Si complica la corsa salvezza, come da più parti previsto fin dal mese di novembre. Il calendario era proibitivo nel finale per la Salernitana e il vantaggio accumulato si è assottigliato a 6 lunghezze, con la prospettiva della trasferta a Verona tra qualche settimana. I granata hanno purtroppo seguito un copione che solo i rappresentanti societari non avevano intuito, ambendo addirittura a posizioni lusinghiere della graduatoria. È mancato il contatto con la realtà e forse il masticare calcio, che a Salerno di certo non difetta.

La posizione legittima della tifoseria organizzata

La tifoseria granata nei decenni ha ingoiato tante amarezze e anche alcune gioie, poche rispetto alla passione e al seguito che generosamente offre col cuore per la casacca.

In ottica positiva, in tal senso, va interpretato lo striscione della Curva Sud Siberiano alla presidenza del club. Non una critica ma un invito importante a dimostrare di tenere alla causa non solo a parole ma nei fatti. I numeri e gli eventi hanno reso umiliante per certi tratti le vicende di casa Salernitana, additata come una sorta di “Cenerentola” in lungo e largo per lo Stivale e anche Oltreoceano.

La riconoscenza del popolo granata verso Iervolino e Nicola non verrà mai meno, ma tantomeno devono mancare il rispetto verso la maglia e la tifoseria. Le ultime settimane hanno posto squadra e tifosi del Cavalluccio in una condizione tragicomica nelle prime pagine di tutti i media. Un danno di immagine, oltre che sportivo, che non aiuta la crescita di un club ambizioso. L’immobilismo societario, almeno apparente, non supporta di certo la fuoriuscita dalle sabbie mobili. Con toni pacati ed educati si è trasmesso un messaggio chiaro e non minaccioso, fondamentale per cercare di aprire gli occhi alla realtà ed agire per il bene comune.

Gli obiettivi da cui ripartire per destarsi dal torpore 

Iervolino non deve sembrare ciò che non è e che non sarà mai. Si spogli delle vesti di sognatore e di virtuale presidente del Napoli (la sua fede calcistica da ragazzino non è di interesse della piazza) e coltivi le ambizioni per Salerno più concretamente e maggiormente da vicino, senza la condizione di succursale di nessuno, né oggi né mai. Questo vincolo letale già è stato vissuto dall’ambiente granata per un decennio e le ferite ancora non si sono rimarginate. L’identità e la dignità della Salernitana rappresentano il primo punto fondamentale da tener presente per il futuro.

Il secondo punto del taccuino è altrettanto fondamentale per la rinascita: va rivista con attenzione e perizia la strategia del DS De Sanctis, che ha poco indovinato la campagna acquisti estiva, seppur con investimenti faraonici per una squadra provinciale. Al di là di elementi come Dia e Ochoa bisognerebbe riflettere sugli effettivi benefici apportati dalle scelte operate e su quelle in corso, al netto del taglio ritenuto obbligato (ma forse frettoloso) con Sabatini.

Terzo punto: mister Nicola, fresco della nuova (ma poco dignitosa) iniezione di fiducia in panchina, dovrebbe azzerare quanto fatto finora e ripartire ricompattando l’intero spogliatoio per l’obiettivo. Oltre a schemi e opzioni tecniche (a proposito, perché mai una rete di testa?) dovrebbe cominciare dal focalizzarsi sulla vena motivatrice dei trascinatori dell’impresa compiuta nella scorsa stagione ed estromettere in maniera definitiva chi non intende sputare sangue per la maglia. L’aggressività, che l’allenatore ha dichiarato essere deficitaria in organico, è una caratteristica che si reperisce anche nello spirito.

La società ha una settimana abbondante per rimediare alle lacune e costruire il primo reale mattoncino per il futuro, il secondo deve apporlo la squadra a partire da Lecce, dove bisognerà gettare il cuore oltre l’ostacolo e strappare pesanti punti salvezza. Il futuro è adesso.

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