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Nicola-Torino: storia di un legame particolare

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Il legame fra Davide Nicola e il Torino è sempre stato molto forte. Il tecnico della Salernitana, piemontese originario di Vigone (comune di 5.161 anime della città metropolitana di Torino), ha dimostrato più volte il proprio attaccamento alla piazza granata. Nella gara di domenica all’Arechi, però, dovrà esserne il giustiziere per condurre gli altri granata campani verso l’obiettivo della salvezza.

Nicola e il Torino: un legame che persiste dal 2005

Davide Nicola, del Toro, ne è stato sia giocatore che allenatore. Da terzino, Davide è stato la bandiera del Genoa, con cui ha militato dal 1989 fino al 2002, salvo tre parentesi in prestito da giovanissimo con Ancona, Fidelis Andria e Pescara. Lasciata la Liguria, Nicola ha proseguito la sua carriera con Ternana e Siena, prima di ricevere la chiamata di Urbano Cairo. Il suo profilo venne valutato tra quelli adatti per riportare il Torino in Serie A dopo il fallimento societario avvenuto nell’estate del 2005.


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Il lodo Petrucci permise al Toro di poter ripartire con una nuova società dalla Serie B anziché dai dilettanti. Il prolungamento del calciomercato per un’ulteriore settimana, invece, facilitò il trasferimento dell’allora esperto terzino in Piemonte. Nicola si era ridotto addirittura l’ingaggio pur di avvicinarsi a casa e riportare il Torino nella massima serie.

Nicola divenne uno dei punti fermi di quel Toro allenato da Gianni De Biasi: 39 presenze e due gol realizzati tra regular season e playoff. Addirittura fu lo stesso Nicola a segnare il gol promozione nella finale di ritorno vinta in casa per 3-1 contro il Mantova. Il Torino, quindi, accompagnò Atalanta e Catania in A, mentre Nicola si trasferì a La Spezia per proseguire la sua carriera in cadetteria.

Archiviata la sua carriera da calciatore nel 2010, intraprende il percorso da allenatore subito dopo il ritiro cominciando da Lumezzane in Lega Pro. Prima di fare ritorno al Toro, Nicola ha dovuto aspettare fino a gennaio 2021. 11 anni in cui il buon Davide ne ha avute di soddisfazioni: la promozione in A con il Livorno e le salvezze miracolose con Crotone prima e Genoa poi sono delle ottime referenze. Proprio la sua nomea di “uomo dei miracoli” fa ben sperare la piazza, che ne aveva conservato un buon ricordo da calciatore, oltre che il presidente Cairo e il DS Vagnati. Riprendere questo Toro per i capelli, terz’ultimo a 13 punti dopo 18 giornate e quasi sfiduciato dalle pessime prestazioni sotto la guida di Marco Giampaolo, non era impresa semplice. Eppure, nonostante qualche pesante incidente di percorso (clamoroso lo 0-7 col Milan in casa), Nicola raggiunge l’obiettivo salvezza.

La nave era stata condotta in porto, ma ciò non gli era valsa la riconferma per la stagione successiva. Il Toro aveva deciso di puntare su Ivan Juric per il ciclo successivo, ma l’affetto della piazza per Davide rimane immutato. Due volte era riuscito nel miracolo: aveva portato il Toro in A da calciatore e lì ce lo aveva mantenuto da allenatore. Un eroe che è arrivato per due volte al momento giusto, sempre mantenendo un profilo basso.

Ora, Nicola deve affrontare proprio Juric e il suo passato da avversario, perché c’è una nuova salvezza da conquistare sulla panchina della Salernitana. Nella scorsa stagione, il miracolo a Davide gli era riuscito pure a Salerno, conducendo l’Ippocampo alla prima storica salvezza in massima serie. È tempo di ripetersi, ma questa volta il Toro deve cedere il passo.

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