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Salernitana-Torino: intervista al doppio ex Gian Piero Ventura

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In vista di Salernitana-Torino di domenica, la redazione di SalernoSport24 ha contattato un doppio ex di lusso, Gian Piero Ventura. L’ex CT della Nazionale ha detto la sua riguardo al momento attraversato dalle due squadre in campionato, oltre che del possibile esito della partita dell’Arechi.

I numeri dell’ex allenatore a Torino e Salerno

Domenica alle 12:30, allo stadio Arechi di Salerno, si affronteranno Salernitana e Torino nel match valido per la 17ma giornata di Serie A. Chi meglio dell’ex CT della Nazionale Gian Piero Ventura può introdurci a questa partita?

Genovese classe ’48, Gian Piero Ventura vanta un passato importante sulla panchina del Toro. Arrivato nel capoluogo piemontese nell’estate del 2011, Ventura prima riporta i granata in A, poi riesce nell’impresa di riportarli in Europa qualificandosi per l’Europa League. Come ciliegina sulla torta, conduce il Torino alla prima (e finora unica) vittoria nel Derby della Mole contro la Juventus dopo vent’anni: un 2-1 in rimonta targato Darmian-Quagliarella nell’aprile del 2015. In più, diventa il primo allenatore italiano ad espugnare il San Mamés di Bilbao battendo per 3-2 l’Athletic ai sedicesimi di Europa League. La sua avventura al Torino si conclude nell’estate del 2016, all’indomani degli Europei in Francia, per diventare il nuovo commissario tecnico dell’Italia. Il suo bilancio con il Torino è stato di 85 vittorie, 64 pareggi e 68 sconfitte in 217 panchine.

Più breve, ma non meno significativa, è stata la sua avventura alla Salernitana. Arrivato a Salerno nell’estate del 2019, riesce a sfiorare una miracolosa qualificazione ai playoff di Serie B, mancando il pass proprio all’ultima giornata nella sconfitta casalinga con lo Spezia. Concluderà la stagione 2019-2020 al decimo posto. Quella di Salerno si rivelerà essere l’ultima esperienza da allenatore di Ventura, il quale avrebbe annunciato il ritiro il 12 novembre 2021.

Ventura: “Partita importante per la Salernitana e delicata per il Torino”

Cosa ricorda delle sue esperienze sulle panchine di Torino e Salernitana?

«Torino e Salerno sono state esperienze completamente diverse. Al Torino ho vissuto una tappa importante per la mia carriera: passare dalla Serie B all’Europa in tre anni, riuscendo a fare plusvalenze importanti, è qualcosa di estremamente difficile da ripetere. È chiaro che sono molto legato a tutto ciò che ho vissuto a Torino. Per quanto riguarda Salerno, ho un ricordo straordinario della città e della tifoseria. Ero arrivato in un contesto in cui non c’era da vincere qualcosa, ma da ricostruire. Sono arrivato in uno dei momenti più difficili della Salernitana, la quale era reduce da una salvezza sofferta raggiunta ai playout dopo i calci di rigore. C’era bisogno di cambiare la mentalità e la cultura del lavoro. Non che prima queste cose non ci fossero, ma c’era da migliorare. Tutto sommato, al di là della mancata qualificazione ai playoff, è un’annata che ricordo con piacere perché, dai giocatori alla società, furono tutti gentilissimi con me, in particolar modo Sasà Avallone e Angelo Fabiani. In generale, ho un ricordo straordinariamente positivo di quell’esperienza».


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Le due squadre sono state costruite per fare un campionato tranquillo, anche se il Toro ambisce a qualcosa di più, e sono a 5 punti di distanza l’una dall’altra. Chi pensa si toglierà più soddisfazioni in questa stagione?

«Credo che la Salernitana abbia più possibilità di togliersi qualche soddisfazione in più rispetto al Torino. La Salernitana è riuscita a fare una squadra importante nonostante quanto avvenuto nello scorso campionato, quindi, tenendo presente che l’obiettivo stagionale non è sicuramente l’Europa, direi che avrebbe messo la firma per ritrovarsi a +8 sulla zona retrocessione. Recuperare tutti questi punti in Serie A non è mica facile. Ad oggi può ritenersi assolutamente soddisfatta di quanto ottenuto, anche se c’è del rammarico per qualche punto lasciato per strada. Sicuramente avrà più possibilità di togliersi soddisfazioni di un Torino partito con altre ambizioni e che si trova in una posizione poco consona alle aspettative iniziali. Magari nel girone di ritorno le cose cambieranno e il Torino avrà occasione di rifarsi…».

Che tipo di partita sarà Salernitana-Torino? Quale potrebbe essere l’ago della bilancia del confronto per le due squadre?

«La partita è estremamente importante e delicata. Secondo me, è importante per la Salernitana perché il Napoli riceve la Sampdoria e, di conseguenza, se riuscisse a fare risultato contro il Toro, farebbe un balzo gigantesco in classifica.  È delicata per il Torino perché ha ambizioni diverse. Dopo il pareggio con il Verona, non può permettersi di sbagliare ancora e rovinare quel poco di buono fatto finora. La piazza di Torino è molto esigente. Sarà una partita godibile e difficile per entrambe. La mia sensazione è che l’ago della bilancia possa essere l’interpretazione tattica. Se al Torino viene concesso di esprimersi al meglio, la Salernitana rischierebbe parecchio, ma nel caso in cui questa riuscisse ad attuare delle contromisure, potrebbe avere ottime chance di fare bottino pieno».

Entrambe le squadre sono costruite con un 3-5-2 aggressivo, un modulo che lei conosce bene. Riesce a rivedersi nell’idea di calcio proposto da Nicola e Juric?

«Sinceramente non mi rivedo nel loro modo di giocare. Ognuno ha un suo modo di fare le cose. Quello di Juric non è un vero e proprio 3-5-2, ma più un 3-4-2-1, e chiaramente dimostra un atteggiamento aggressivo sia in casa che fuori. Quello della Salernitana è un pochino più prudente, per questo dico che l’aspetto tattico sarà l’ago della bilancia del confronto».

I giocatori che più l’hanno sorpresa fino a questo momento di entrambe le squadre

«Sia il Torino che la Salernitana sono organici che giocano da squadra e hanno il loro punto di forza nel collettivo, non nelle giocate dei singoli. Per quanto riguarda il Toro potrei dire Vlasic perché si è dimostrato un ottimo giocatore, però quando il Torino gioca da squadra e aumenta i ritmi diventa una squadra importante. Della Salernitana mi ha sorpreso l’applicazione di tutta la squadra. Il presidente Iervolino e il DS De Sanctis sono riusciti a costruire una squadra che, sulla carta, non era affatto scontata. Chi mi ha sorpreso particolarmente è stato Dia perché non lo conoscevo. È un giocatore che gioca da poco nel calcio italiano ed ha già dimostrato tanto. Ha pagato dazio in alcune circostanze peccando d’esperienza, ma una volta che avrà capito meglio il nostro calcio potrà ritagliarsi uno spazio importante grazie alle sue qualità».

Che ricordo ha di Gianluca Vialli?

«Purtroppo questo è un momento difficilissimo. Già qualche giorno fa è morto un mio ex giocatore, Fabian O’Neill. Era un amico e l’ho allenato per due anni al Cagliari, era un giocatore straordinario. Per quanto riguarda Vialli, beh, io sono di Genova e ho vissuto la Sampdoria di quegli anni. Al di là dell’aspetto sportivo, che lo conoscono tutti, l’immagine che ha lasciato di sé come persona è quella di un grande. La mia non è tristezza per lo sportivo, ma tristezza per la persona».

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