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La Gelbison cambia sede, non giocherà più ad Agropoli: le parole del presidente Puglisi

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Importanti novità sulla Gelbison: la squadra rossoblù lascia il “Guariglia” per trasferirsi a Santa Maria di Castellabate. Ecco le parole del presidente della squadra campana Maurizio Puglisi.

La Gelbison si trasferisce e lascia il “Guariglia” di Agropoli: ecco i motivi

La Gelbison, dopo un primo stralcio di campionato composto da momenti sia alti che bassi – una vera è propria altalena di emozioni -, ritorna ad essere al centro dei riflettori. Oggi, però, a curare la nostra attenzione è un importante annuncio fatto dal presidente Maurizio Puglisi nel corso della trasmissione Set Live: la Gelbison non giocherà più le partite interne ad Agropoli. Il primo tifoso della squadra rossoblù ha infatti parlato in maniera concitata delle motivazioni che l’hanno spinto a prendere questa scelta, nonché la situazione dello stadio “Morra” di Vallo della Lucania.


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Ma più concretamente, quindi, quali sono i motivi che hanno portato patron Puglisi a prendere questa decisione? Ecco la spiegazione rilasciata da Puglisi a Set Tv: «Abbiamo lasciato Agropoli perché non c’è rispetto delle persone. Non c’è un interlocutore valido: Nicola Volpe è il presidente, ma non si sa realmente con chi bisogna parlare. Il Comune ha dato in gestione lo stadio all’Agropoli senza un avviso. Cosa spendo a fare dei soldi se non c’è organizzazione? Non c’è neanche un custode, ognuno può entrare liberamente allo stadio.

Per non aver aspettato la crescita dell’erba con la terza trasemina, sono andati in fumo 7 mila euro. Ci siamo sempre sentiti secondi all’Agropoli, pur rispettando gli agropolesi e la società. Abbiamo pagato tutto noi e ci hanno trattato male. Ora andiamo a giocare a Santa Maria di Castellabate: ora ci pensi Agropoli a sistemare il suo stadio. Abbiamo avuto la disponibilità del presidente Tavassi grazie ai rapporti coltivati nel tempo».

Puglisi: “La politica sullo sport è dormiente. Invece sullo stadio ‘Morra’…”

Nel corso dell’intervista Puglisi ha poi sottolineato la questione relativa allo stadio ‘Morra’ e sui rapporti con l’amministrazione comunale: «Abbiamo 18 squadre ma a Vallo della Lucania non c’è un campo di calcio a 11. La politica sullo sport è dormiente e ci sono problemi oggettivi. Vorrei essere coinvolto per collaborare e sapere quando sarà disponibile lo stadio ‘Morra’ e quale strada si deve percorrere. Il ‘Morra’ è praticamente chiuso, ma le squadre giovanili ci si allenano. Tra un mese partirà l’appalto dei lavori e dobbiamo trovare una sistemazione. Non voglio restare da solo – dice Puglisi – e chiedo l’appoggio della politica per trovare una soluzione.

Finora mi sono trovato da solo a trattare con i primi cittadini di Picerno, Agropoli e Pagani. Ci vuole un interesse e un affiancamento maggiore. Si tende ad isolarsi, e l’isolamento porta alla scomparsa. In Serie C ci siamo dovuti spostare, perché il nostro stadio era inadatto alla terza serie. Si è sperato nella politica, che si attivasse in maniera sinergica. Invece stiamo assistendo a una diatriba di scontro politico, con dinamiche incomprensibili. La Gelbison vuole il campo e vuole collaborare».

L’ambizione di Maurizio Puglisi: “Trasmettere valori ed emozioni”

Ma l’obiettivo di Puglisi è anche trasmissione di idee e valori che il calcio può dare, uno sport questo che non si ferma al solo denaro: «La missione principale non è quella di andare in Serie C o di vincere, ma quella di aggregare. Vogliamo trasmettere i valori delle emozioni, dello stare insieme, di gioire e soffrire. La casacca della Gelbison la sento cucita sulla mia pelle perché io vivo di questa società. In questi ultimi 35 anni sono stato sempre presente nei momenti difficili della società. Ho sempre dato il mio contributo anche quando non ero protagonista in prima persona. La gente deve portare rispetto per la mia passione verso la squadra e verso la città”.

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La Gelbison si trasferisce e lascia il “Guariglia” di Agropoli: ecco i motivi

La Gelbison, dopo un primo stralcio di campionato composto da momenti sia alti che bassi – una vera è propria altalena di emozioni -, ritorna ad essere al centro dei riflettori. Oggi, però, a curare la nostra attenzione è un importante annuncio fatto dal presidente Maurizio Puglisi nel corso della trasmissione Set Live: la Gelbison non giocherà più le partite interne ad Agropoli. Il primo tifoso della squadra rossoblù ha infatti parlato in maniera concitata delle motivazioni che l’hanno spinto a prendere questa scelta, nonché la situazione dello stadio “Morra” di Vallo della Lucania.


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Ma più concretamente, quindi, quali sono i motivi che hanno portato patron Puglisi a prendere questa decisione? Ecco la spiegazione rilasciata da Puglisi a Set Tv: «Abbiamo lasciato Agropoli perché non c’è rispetto delle persone. Non c’è un interlocutore valido: Nicola Volpe è il presidente, ma non si sa realmente con chi bisogna parlare. Il Comune ha dato in gestione lo stadio all’Agropoli senza un avviso. Cosa spendo a fare dei soldi se non c’è organizzazione? Non c’è neanche un custode, ognuno può entrare liberamente allo stadio.

Per non aver aspettato la crescita dell’erba con la terza trasemina, sono andati in fumo 7 mila euro. Ci siamo sempre sentiti secondi all’Agropoli, pur rispettando gli agropolesi e la società. Abbiamo pagato tutto noi e ci hanno trattato male. Ora andiamo a giocare a Santa Maria di Castellabate: ora ci pensi Agropoli a sistemare il suo stadio. Abbiamo avuto la disponibilità del presidente Tavassi grazie ai rapporti coltivati nel tempo».

Puglisi: “La politica sullo sport è dormiente. Invece sullo stadio ‘Morra’…”

Nel corso dell’intervista Puglisi ha poi sottolineato la questione relativa allo stadio ‘Morra’ e sui rapporti con l’amministrazione comunale: «Abbiamo 18 squadre ma a Vallo della Lucania non c’è un campo di calcio a 11. La politica sullo sport è dormiente e ci sono problemi oggettivi. Vorrei essere coinvolto per collaborare e sapere quando sarà disponibile lo stadio ‘Morra’ e quale strada si deve percorrere. Il ‘Morra’ è praticamente chiuso, ma le squadre giovanili ci si allenano. Tra un mese partirà l’appalto dei lavori e dobbiamo trovare una sistemazione. Non voglio restare da solo – dice Puglisi – e chiedo l’appoggio della politica per trovare una soluzione.

Finora mi sono trovato da solo a trattare con i primi cittadini di Picerno, Agropoli e Pagani. Ci vuole un interesse e un affiancamento maggiore. Si tende ad isolarsi, e l’isolamento porta alla scomparsa. In Serie C ci siamo dovuti spostare, perché il nostro stadio era inadatto alla terza serie. Si è sperato nella politica, che si attivasse in maniera sinergica. Invece stiamo assistendo a una diatriba di scontro politico, con dinamiche incomprensibili. La Gelbison vuole il campo e vuole collaborare».

L’ambizione di Maurizio Puglisi: “Trasmettere valori ed emozioni”

Ma l’obiettivo di Puglisi è anche trasmissione di idee e valori che il calcio può dare, uno sport questo che non si ferma al solo denaro: «La missione principale non è quella di andare in Serie C o di vincere, ma quella di aggregare. Vogliamo trasmettere i valori delle emozioni, dello stare insieme, di gioire e soffrire. La casacca della Gelbison la sento cucita sulla mia pelle perché io vivo di questa società. In questi ultimi 35 anni sono stato sempre presente nei momenti difficili della società. Ho sempre dato il mio contributo anche quando non ero protagonista in prima persona. La gente deve portare rispetto per la mia passione verso la squadra e verso la città”.

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La Gelbison, dopo un primo stralcio di campionato composto da momenti sia alti che bassi – una vera è propria altalena di emozioni -, ritorna ad essere al centro dei riflettori. Oggi, però, a curare la nostra attenzione è un importante annuncio fatto dal presidente Maurizio Puglisi nel corso della trasmissione Set Live: la Gelbison non giocherà più le partite interne ad Agropoli. Il primo tifoso della squadra rossoblù ha infatti parlato in maniera concitata delle motivazioni che l’hanno spinto a prendere questa scelta, nonché la situazione dello stadio “Morra” di Vallo della Lucania.


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Per non aver aspettato la crescita dell’erba con la terza trasemina, sono andati in fumo 7 mila euro. Ci siamo sempre sentiti secondi all’Agropoli, pur rispettando gli agropolesi e la società. Abbiamo pagato tutto noi e ci hanno trattato male. Ora andiamo a giocare a Santa Maria di Castellabate: ora ci pensi Agropoli a sistemare il suo stadio. Abbiamo avuto la disponibilità del presidente Tavassi grazie ai rapporti coltivati nel tempo».

Puglisi: “La politica sullo sport è dormiente. Invece sullo stadio ‘Morra’…”

Nel corso dell’intervista Puglisi ha poi sottolineato la questione relativa allo stadio ‘Morra’ e sui rapporti con l’amministrazione comunale: «Abbiamo 18 squadre ma a Vallo della Lucania non c’è un campo di calcio a 11. La politica sullo sport è dormiente e ci sono problemi oggettivi. Vorrei essere coinvolto per collaborare e sapere quando sarà disponibile lo stadio ‘Morra’ e quale strada si deve percorrere. Il ‘Morra’ è praticamente chiuso, ma le squadre giovanili ci si allenano. Tra un mese partirà l’appalto dei lavori e dobbiamo trovare una sistemazione. Non voglio restare da solo – dice Puglisi – e chiedo l’appoggio della politica per trovare una soluzione.

Finora mi sono trovato da solo a trattare con i primi cittadini di Picerno, Agropoli e Pagani. Ci vuole un interesse e un affiancamento maggiore. Si tende ad isolarsi, e l’isolamento porta alla scomparsa. In Serie C ci siamo dovuti spostare, perché il nostro stadio era inadatto alla terza serie. Si è sperato nella politica, che si attivasse in maniera sinergica. Invece stiamo assistendo a una diatriba di scontro politico, con dinamiche incomprensibili. La Gelbison vuole il campo e vuole collaborare».

L’ambizione di Maurizio Puglisi: “Trasmettere valori ed emozioni”

Ma l’obiettivo di Puglisi è anche trasmissione di idee e valori che il calcio può dare, uno sport questo che non si ferma al solo denaro: «La missione principale non è quella di andare in Serie C o di vincere, ma quella di aggregare. Vogliamo trasmettere i valori delle emozioni, dello stare insieme, di gioire e soffrire. La casacca della Gelbison la sento cucita sulla mia pelle perché io vivo di questa società. In questi ultimi 35 anni sono stato sempre presente nei momenti difficili della società. Ho sempre dato il mio contributo anche quando non ero protagonista in prima persona. La gente deve portare rispetto per la mia passione verso la squadra e verso la città”.

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