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De Giorgio: “La Serie C è un patrimonio che la Cavese non deve perdere”

Intervista a Pietro De Giorgio, allenatore in seconda della Luparense.

Intervista a Pietro De Giorgio

Classe 1983, di ruolo ala sinistra. Inizia la sua carriera alla Scuola Calcio Mediterranea di Scalea. In età adolescenziale passa alla Battipagliese per poi aggregarsi al settore giovanile del Napoli nella stagione 2000-2001.

Dopo varie stagioni tra Cittadella, San Marino e Messina l’esterno di Praia a Mare nella stagione 2003-2004 passa al Melfi in Serie C1 dove realizza 7 gol in 31 presenze, dopo quella stagione il Frosinone acquista il suo cartellino dove però non riesce a lasciare il segno.

Nel segno di Campilongo e Sarri

Chiusa la parentesi di 6 mesi con il Giulianova, nel 2006 si fa avanti la Cavese di Salvatore Campilongo neopromossa in Serie C1. De Giorgio a Cava de’ Tirreni rimane per due anni in queste due stagioni l’esterno sinistro si consacra definitivamente. A Cava de’ Tirreni De Giorgio realizza 12 gol in 58 presenze, risultando spesso decisivo. Con la casacca biancoblù sfiora anche la Serie B, persa nella semifinale play-off contro il Foggia. Nel 2008 lascia i metelliani per passare al Perugia dove verrà allenato da Maurizio Sarri, ex tecnico di Napoli e Juventus.

Nell’anno 2009-2010 De Giorgio debutta con l’Empoli in Serie B con Campilongo in panchina che già l’aveva allenato a Cava de’ Tirreni, con i toscani l’attaccante però non lascia il segno visto che realizza una sola rete in 19 presenze.

L’anno dopo però, ritorna nella sua Calabria precisamente al Crotone. Con i pitagorici De Giorgio colleziona 188 presenze e realizza 13 reti e conquista anche una promozione in Serie A.

Massima serie che l’esterno calabrese assaggia solo in parte visto che l’anno seguente totalizza solo una presenza debuttando in Serie A nel match tra Bologna e Crotone terminato 1-0 per i bolognesi.

A gennaio 2017 passa al Latina in Serie B dove realizza 3 reti in 17 presenze. Chiusa la parentesi con i laziali, l’anno seguente passa al Vicenza in Serie C dove anche qui è protagonista di buona stagione viste le 6 reti realizzate in 34 presenze. Chiude la carriera all’Este in Serie D. Al momento è allenatore in seconda di Nicola Zanini alla Luparense, società che milita in Serie D.

Pietro, in carriera hai totalizzato 212 presenze in Serie C, 222 presenze in Serie B e una presenza in Serie A. Qual’ è stato il momento più significativo della tua carriera?

«Il momento più bello è quando mi sono trasferito all’Empoli, ero riuscito ad arrivare in Serie B e in una piazza importante dove passati tanti calciatori forti. Non menziono la presenza in Serie A che magari potrebbe essere un momento bellissimo per tutti perché, non sono riuscito a godermela al massimo. C’erano delle vicissitudini con l’allenatore e quindi fu una presenza sofferta. Restano comunque le tante presenze in B tra Empoli, Crotone e Latina che mi hanno dato tanto».

Sei stato allenato al Perugia da Maurizio Sarri nella stagione 2008/2009. Ci parli del tuo rapporto con l’ex allenatore del Napoli e della Juventus?

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Pietro De Giorgio con Maurizio Sarri

«Ammetto che, sia io che Aniello Cutolo discutevamo spesso con il mister. Il Sarri che mi ha allenato però, ovviamente non è quell’allenatore che tutti quanti conoscono oggi. Aveva un modo di giocare un po’ troppo didattico, lasciava poco spazio alla fantasia. Mentre per quanto riguarda la fase difensiva non è cambiato nulla, era già il Sarri che tutti conosciamo. Lo reputo un intenditore di calcio, ha grandi conoscenze calcistiche, diciamo che gli mancava quello step per sfondare. Non aveva capito che bisogna lasciare ai calciatori di qualità più spazio e meno compiti difensivi o meglio dargli il minimo indispensabile. Lui ha svoltato ad Empoli, aveva capito che quando avevi calciatori come: Tavano, Maccarone e Saponara devi concedere un po’ di spazi in zona offensiva. Io gli sono grato perché gli devo molto».

Sei stato un calciatore della Cavese tra il 2006 e il 2008. Cosa ricordi quell’esperienza?

A Cava ho tanti ricordi belli. Sono stati due anni fantastici. In Campania c’era un gruppo e un ambiente che non ho trovato altrove. Però, devo dire che c’è una cicatrice che non va più via. La gara con il Foggia è stato un colpo duro per tutti, fa fatica ancora oggi ad andare via, perché per me meritavamo di andare in Serie B o perlomeno giocarci la finale play-off con l’Avellino».

Domenica, gli aquilotti giocheranno a Foggia, squadra che evoca brutti ricordi per l’ambiente metelliano. Ci racconti come ci si arrivava a quei match? Anni fa, possiamo dire che la gara con il Foggia poteva essere paragonata al derby con la Salernitana

«La mia esperienza a Cava come ho detto in precedenza è stata macchiata proprio da quel Cavese-Foggia. Non è stata una delusione ma è stato un rammarico. Avevamo fatto nostra la partita ma purtroppo i play-off li abbiamo persi all’andata perdendo 5-2. Eravamo una squadra inesperta, nessuno di noi aveva mai fatto i play-off e gestimmo male quella gara. Le gare con il Foggia le sentivi tanto perché si incontravano due squadre forti e due tifoserie calde. La nostra presunzione ma anche la nostra forza era quella di sapere di avere alle spalle una tifoseria forte, sempre vicina a noi.

Con i pugliesi erano sempre partite tirate: all’andata dei play-off peccammo d’esperienza, poiché ti ripeto non eravamo una squadra costruita per disputare la post season. Eravamo lì grazie al lavoro del mister, grazie all’amalgama dello spogliatoio e grazie alla tifoseria. In rosa c’erano anche degli ottimi giocatori come: Tarantino che era arrivato a Cava con l’intento di riscattarsi, io che avevo voglia di emergere, Schetter che già ai tempi era una bandiera, Ercolano che non aveva mai giocato in Serie C, Tatomir che a Cava ha dato il meglio di sé, i vari Cipriani, Aquino, Farina, Mancinelli e Arno che erano tutti fondamentali». 

La Cavese quest’anno sta lottando per la salvezza. Pensi che gli aquilotti riusciranno a compiere quest’ impresa? Cosa è mancato secondo te quest’anno?

«La Serie C è un patrimonio importantissimo per Cava de’ Tirreni. Si deve fare di tutto per poter salvare la categoria. È una sofferenza vederla lì sotto in classifica, ma è una situazione nata da una stagione iniziata nel peggiore dei modi. Secondo me si è fatto un azzardo dando fiducia a troppi giovani inesperti della categoria, visto che la Serie C da sempre è un campionato difficile ed equilibrato, affrontarla con tanti giovani non è semplice a meno che non hai la fortuna di avere 10 giovani bravi che fanno la differenza. Ho vissuto una situazione simile a Crotone dove c’era la stessa politica della Cavese.

Ai tempi al Crotone c’erano Bernardeschi, Sansone, Cataldi, Crisetig che erano giovanissimi ma già facevano intravedere ottime cose. Ovviamente ci sarà da sudare soprattutto dopo la situazione del COVID che ha bloccato la Cavese per quasi 20 giorni, questa è un’ aggiunta alla stagione che già era nata male. Con l’arrivo del mister e di Antonio Schetter si sono visti dei miglioramenti. Bisogna dare il massimo in queste ultime gare per guadagnare la migliore posizione per i play-out perché al momento vedo la salvezza diretta non impossibile ma difficile visto anche lo stop forzato che si è avuto.

Vivere in una posizione come quella non aiuta di certo la squadra, si hanno delle insicurezze dovute soprattutto alla posizione che occupi in classifica. Parlare di retrocessione in questo momento non è il caso perché credo che la società e il mister insieme alla squadra faranno di tutto per mantenere questa categoria che la città e la tifoseria di Cava meritano di mantenere».


Ugo D'Amico
Ugo D'Amico
Studente universitario, classe 1996. Si avvicina al calcio sin da bambino, seguendo svariate squadre della provincia salernitana e non. Dal 2019 diventa redattore di SalernoSport24. A lui l'incarico di raccontare le geste delle squadre salernitane che militano in Serie C e in Serie D.
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