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Di Michele su Liverani: “Bisogna dargli fiducia: potrà dire la sua”

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In vista della gara di campionato tra Udinese e Salernitana, è intervenuto ai nostri microfoni il doppio ex David Di Michele. Ecco le sue dichiarazioni.

L’intervista a David Di Michele

David Di Michele ha mosso i primi passi da calciatore nella Lodigiani, esordendo in C1 a 17 anni, nel corso della stagione 1993-1994. Dopo altre due stagioni in terza serie, sale di categoria, accasandosi al Foggia. Lascerà la squadra al termine della stagione 1997-1998, terminata con la retrocessione, passando alla Salernitana, neopromossa in Serie A. Tornato in B con i Granata, mette a segno 45 gol in due stagioni (tra campionato e coppe), guadagnandosi la chiamata dell’Udinese. Proprio con la squadra friulana, timbra il cartellino 15 volte in una singola stagione di Serie A (nel 2004-2005), esordisce in Champions League e conquista la maglia della Nazionale.


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Dopo l’Udinese, ci saranno il Palermo, il Torino e la parentesi londinese, alla corte di Gianfranco Zola, allenatore del West Ham nella stagione 2008-2009. Tornato in Italia, riparte dalla Serie B, prima col Torino e poi col Lecce, che ritorna in A nel 2010. Le due stagioni successive saranno decisamente positive per Di Michele, nonostante la retrocessione del 2012, dopo la quale ci sarà il Chievo ad accoglierlo (sempre in massima serie). L’avventura veronese, però, dura soltanto sei mesi, al termine dei quali, l’attaccante si trasferisce alla Reggina, con i cui colori gioca per tre anni, fra B e C. L’ultima stagione da professionista è quella del 2015-2016: 8 presenze ed una rete con la Lupa Roma.

A Salerno ha vissuto stagioni decisamente prolifiche. Quanto manca un attaccante con tanti gol nei piedi alla Salernitana di oggi?

«Avere un attaccante prolifico penso sia fondamentale in tutte le categorie, ma soprattutto in Serie A. Purtroppo per la Salernitana, Dia non si è riconfermato, a differenza di quanto ci si aspettava a inizio stagione, e questo ha pregiudicato l’andamento della squadra».

Crede che Weissman sia l’uomo giusto in questo senso?

«Non è questo il punto: purtroppo, quando per molto tempo non hai un attaccante che ti assicuri la doppia cifra, fai fatica. Oggi Weissman sta dando il suo contributo, ma è caricato di una responsabilità importante (quella di far gol), della quale non può portare il peso da solo».

Secondo lei era necessario il cambio in panchina?

«Io penso che l’abbiano fatto per dare una scossa all’ambiente. Non so quanto sia giusto, ma, se la società ha ritenuto opportuno cambiare, avrà avuto sicuramente i propri motivi e le proprie idee. Fino ad ora, dopo due partite, la mossa non è stata positiva, ma bisogna dar tempo a Liverani, anche perché la prima partita l’ha giocata a Milano, contro l’Inter. Bisogna dargli fiducia: potrà sicuramente dire la sua».

Crede che la Salernitana possa ancora salvarsi?

«Ma sì. Ci sono tanti punti in ballo e tante squadre che stanno ballando; poi non dimentichiamo che nelle prossime settimane ci saranno tanti scontri diretti, come quello di Udine. Penso che nulla sia ancora deciso».

E sull’Udinese? L’era dei fenomeni scovati dagli scout bianconeri è finita oppure è soltanto cambiato il contesto (del mercato internazionale) nel quale si muovono?

«Negli ultimi anni l’Udinese ha fatto meno mercato e ha trovato meno giovani da poter lanciare, e oggi sta pagando questa situazione, non riuscendo a raggiungere i risultati di qualche anno fa».

Ora una domanda personale: cosa si prova a giocare in una partita di Champions League?

«Sono emozioni particolari e non è facile spiegarle: solo ascoltare quella musichetta ti dà una spinta importantissima. Poi vai a dividere il campo con dei calciatori che sognavi da ragazzino. Tutto questo ti stimola e ti spinge ad impegnarti per poter tornare a giocare quelle partite».

Non capita spesso d’intervistare un calciatore della Nazionale. Ci racconta di quell’Italia-Islanda?

«Fu un esordio avvenuto dopo un po’ di anni di carriera, ma fu comunque emozionante, nonostante fosse un’amichevole. Anche se, secondo me, in Nazionale non esistono le amichevoli: quando indossi quella maglia ogni partita vale oro. Poi quella convocazione fu un importante riconoscimento anche per l’Udinese e per il lavoro di Spalletti, dato che fummo in quattro ad essere chiamati».

Un pronostico sulla partita di sabato?

«È un pronostico difficile: sarà la partita della paura, ma la Salernitana deve andare lì per vincere. All’Udinese, al limite, potrebbe non andare troppo male il pareggio, mentre la Salernitana deve scendere in campo per portare a casa i tre punti se vuole alimentare questo sogno salvezza. Sarà una partita di scacchi: chi sbaglia una mossa può compromettere tutto il lavoro fatto».

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