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D’Adamo (FS Spagnolo & Co): “Mai risposta dai trustee per la Salernitana”

Cessione Salernitana, c’è tempo fino al 31 dicembre. Per saperne di più abbiamo parlato con Angelo D’Adamo, collaboratore della FS Spagnolo & Co. agenzia australiana che attraverso un fondo ha manifestato interesse per i granata

D’Adamo: “Salernitana, una società senza capitali”

Nessuna proroga. La Salernitana ha “vita” fino al 31 dicembre, pena l’esclusione dalla massima serie. Tra le manifestazioni di interesse e le offerte inviate ai trustee, Angelo D’Adamo (collaboratore fidato di Giuseppe Abbriano di FS Spagnolo & Co.) racconta ai nostri microfoni la situazione cessione. FS Spagnolo & Co. si occupa della gestione clienti in tutta l’Australia e all’estero con commercialisti e consulenti aziendali, advisor e gestione delle finanze. Proprio gli accountants citati, attraverso un fondo australiano ma con garanzie europee, ha manifestato interesse per le sorti del club granata.

D’Adamo ma la storia del fondo australiano è vera?

«Tempo fa ci arrivò dal trust la domanda di partecipazione. Noi abbiamo risposto chiedendo la richiesta. Ci fu anche un ex presidente di una squadra campana che ci propose una cordata ma noi volevamo gestire la cosa per conto nostro. La nostra offerta era di dieci milioni subito, altri dieci a gennaio e quindici a fine campionato. Direi che trentacinque milioni per un titolo sportivo sono abbastanza. Volevamo inserirci lavorando bene partendo dal settore giovanile e creando un qualcosa come fu il Brescia di Mazzone che annoverava nomi nel settore giovanile come Pirlo, Diana, Bonazzoli, Bonera ecc. Purtroppo vedendo i risultati la Primavera non ha mai avuto grandi exploit».

Perchè parla di titolo sportivo? Più facile valutarlo e concludere in tempi rapidi le trattative?

«I tempi ci sono, non è possibile sentir dire che non ci sono i tempi. Stiamo parlando di una società che non ha proprietà. La Salernitana vale il titolo sportivo, nient’altro. Una squadra virtualmente in Serie B, senza un centro sportivo di proprietà, senza uno stadio di proprietà, senza un training center di proprietà… l’incasso del bar stadio in gestione dal comune per esterni. È una società senza capitali nella pancia. Che non si venga a dire “ci sono i giocatori” perché non si può considerare il parco giocatori perché vale solo quando lo vendi. Non si può mettere a bilancio una cosa che non sai se venderai o meno, tranne il merchandising che con l’innesto di Ribery e col centenario ha forse monetizzato qualcosa».

Quindi conoscete il valore della Salernitana?

«Nessuno ha definito il valore della Salernitana. Ad oggi la Salernitana può valere 5 milioni, non di più. È una squadra dove chi viene deve spendere 30 milioni con la speranza di salvarsi oppure sfasci la squadra, retrocedi, ti tieni i soldi in cassa e prepari la squadra per il prossimo anno che con il paracadute e i soldi risparmiati ti organizzi per riportarla subito in Serie A. Purtroppo chiunque arriva diventa il cattivo e lui (Lotito ndr) il buono. Conviene a questo punto prendere una squadra di Serie C, a molto meno, con i bilanci in ordine e un disavanzo di cassa annuale accettabile».

Tra “buoni” e “cattivi” una cosa è certa: il titolo non ritorna alla vecchia proprietà

«In caso di malaugurato fallimento il titolo passa al sindaco e da lì poi la classica gara degli interessati con un business plan ecc, ma non capisco una cosa a Salerno: il silenzio del sindaco. Se fossi il sindaco di Salerno avrei quantomeno fatto capire a chi di dovere di avermi arrecato un danno di immagine e di valore perché appunto l’indotto calcio di Salerno è paragonabile ad un top club europeo. Questo silenzio non lo capisco. Io, da sindaco, avrei posto due problemi dal perché si parla solo della Salernitana e non della Lazio visto la multiproprietà legata allo stesso presidente al fatto che l’immagine di Salerno nel calcio, visto che è comunque una perla del Mediterraneo per posto, diverrebbe da zimbello storico visto che sarebbe l’unica squadra ad essere fallita a metà campionato o non ceduta».

FS Spagnolo & Co. ci riproverà con i trustee?

«Io sono scettico, ti dico la verità. Giuseppe (Abbriano ndr) non è scettico, anzi, intravede un potenziale. Ha detto che vorrebbe partecipare o ripartecipare ma il problema è che nessuno risponde e nessuno mette una valutazione. Io se dovessi consigliarlo gli direi di no. Quando abbiamo fatto la trattativa, tu (trustee ndr) stai parlando con una persona dall’altra parte del mondo che è abituata a fare affari e gli affari si fanno solo con i numeri. Io vengo da te, mi presento, ti porto il mio biglietto da visita e ti porto tutti gli strumenti attraverso i quali ti salderò il conto, perché non mi date risposta? Questo non comprendiamo».

Alla fine il problema multiproprietà si è rivelato tale?

«La regola dice che la multiproprietà è vietata nella stessa categoria ma non stabilisce i parametri per cui un terzo può decidere quale delle due può essere estromessa. La Lazio è una società quotata in borsa e quindi parlare di questo avrebbe potuto creare uno scossone enorme. Lotito è stato bravissimo a sfruttare il “vuoto” che hanno lasciato le varie Inter, Milan, Juve e Roma diventando l’uomo più potente in Lega. È un imprenditore impeccabile, ogni sua società è in attivo senza fare nessuna plusvalenza».

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