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“Calcio moderno? No grazie”, un prodotto mal digerito

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Dalla ‘non conferenza’ pre match alle partite infrasettimanali a ripetizione, questo è un calcio moderno che piace sempre meno a tifosi e addetti ai lavori. Si è appena conclusa la 5ª giornata del campionato di Serie A 2022-2023, e il malumore è già ad altissimi livelli, ma è solo la punta di un iceberg a mollo da parecchio.

Il calcio moderno infastidisce i tifosi

Volessimo parlare di una mollica di pane incastrata in gola, basterebbe berci sopra un po’ d’acqua, ma è dal 1993 che quella mollica è lì e non si muove. Con la quinta tornata di campionato già in archivio, e siamo appena agli inizi di settembre, appare lampante che qualcosa sia andato storto in ciò che si poteva fare e ciò che è un furto nelle tasche degli italiani.


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Si voleva imporre una necessità, come quella del telefono mobile e poi dello smartphone, o come quella dei social o della lavasciuga… insomma, ci si può mettere quel che si vuole degli ultimi vent’anni, ma ciò di cui si poteva far a meno sono le partite in TV, o almeno la necessità che tutte vengano trasmesse, e in più giorni della settimana.

Da quest’anno…

Mai c’era stato un campionato del mondo in inverno e, siamo certi, mai più ci sarà. La rassegna iridata in Qatar ha cambiato le abitudini dei calciofili per non parlare delle migliaia di persone che lavorano nel ‘prodotto calcio’: da tutte le componenti che fanno parte di un club, passando per i giornalisti compresi quelli di frontiera, fino ai tifosi. Eh, i tifosi poi: ultima ruota del carro. Eppure senza di loro il ‘carrozzone’ non dovrebbe esistere.

E stadi ultra moderni danno la prova che il calcio è ancora lo Sport dal vivo più amato. Ma in Italia, anziché favorire i club in una gestione autonoma degli impianti, si tende a prendere la strada opposta.

Alle nostre latitudini del calcio moderno

Impossibile non arrivare a Salerno. La Salernitana è al suo secondo campionato consecutivo in Serie A, quarto nella storia dal 1948 ad oggi; per cui l’esperienza ricavata in TV è ridotta alla serie cadetta, insomma, siamo gli ultimi a poterci lamentare del calcio moderno. Eppure anche gli investimenti di un ‘piccolo’ club sono cosa seria (che comunque ha immesso nel mercato quasi 50 milioni di euro), e giocare tre gare in una settimana, due delle quali in giorni feriali, fa storcere il naso.

Il calcio o la pagnotta?

Giovedì e lunedì, poi domenica, poi venerdì e poi ancora domenica. Corrispondessero dei numeri da giocare sarebbe divertente. Invece sono il passato e il futuro, i giorni in cui la Salernitana scenderà in campo. Giovedì c’erano duemilacinquecento tifosi granata a Bologna; ieri, lunedì alle 18:30, oltre 18mila allo stadio “Arechi”.

Qualcosa non torna: ma questo non era il calcio degli italiani? E tutto lo spettacolo messo su per divertire la gente, non era forse sempre per i tifosi? Perché costringere le persone nel dover scegliere tra lavoro e fede (sportiva)?! È di per sé anti sociale e, di fatto, mette le mani nelle tasche abusando del piacere di andare a vedere una partita con la famiglia.

Una volta Zdenek Zeman espresse un concetto, cristallino, per i tifosi della Salernitana, ma che può essere rivolto a tutte le tifoserie: “Quando i calciatori entrano all’Arechi, sono loro che dovrebbero pagare il biglietto”. Che sia davvero sua o meno poi cambia poco, ma il senso rimane: lo spettacolo vero è la gente che riempie uno stadio, quindi… non ostacolateli!

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