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Ventura a Dribbling su Rai 2: “Ho scelto la Nazionale seguendo il cuore”

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Ancora un’intervista a tema Nazionale per mister Gian Piero Ventura. La “pecca” dei non Mondiali è stato l’impatto mediatico che più l’ha travolto. Lui che è un serio professionista capace di miracoli come testimonia la sua ampia carriera. L’ex CT azzurro è stato intervistato dai microfoni della trasmissione Dribbling in onda su Rai 2.

Ventura: “Potevo accettare un triennale con una big, ho scelto la Nazionale”

Lunedì 13 novembre 2017 è una data storica per la Nazionale italiana. Una data che segna la non partecipazione dell’Italia ai Mondiali dopo una gara andata-ritorno contro la Svezia. Al 90′ in quel di San Siro la voce del telecronista sentenzia la tristezza di una nazione: “E’ finita, l’Italia è fuori dal Campionato del Mondo”. Da lì in poi una gogna mediatica prepotente contro Ventura, eliminando così una carriera ricca di soddisfazioni e traguardi importanti. Si è confidato il tecnico dei granata ai microfoni di Dribbling la trasmissione di Rai 2.

C’è un detto ebraico che dice “costruisci una casa con le pietre che ti tirano addosso” è andato così anche per lei?

“Non dico che è una frase quasi perfetta ma si adatta. Alcuni erano mattoni giganteschi”.

Al triplice fischio di quella partita…

“Ho avuto la conferma, non che dovessi scoprirlo ancora ma ho avuto la conferma che Babbo Natale non esiste. Non vado più a vedere sotto l’albero se ci sono i regali”.

La notte stessa o la mattina dopo il novantesimo cosa ha pensato?

“Ero arrabbiatissimo. Mi do una colpa clamorosa che è quella di non aver avuto l’intelligenza o gli attributi di prendere la decisione di fermarmi molto tempo prima. Questa fu una rabbia feroce nei miei confronti”.

Come è andata?

“Avevo ancora due anni di contratto col Torino e avevo un triennale messo su un piatto d’argento con una squadra importantissima. Fra due anni di Torino e tre con questa squadra importantissima mi offrono la Nazionale ho fatto prevalere il cuore ed è stato un grande errore ma non perchè non siamo andati ai Mondiali: semplicemente perchè, ma questo l’ho capito dopo, non c’erano i presupposti perchè io potessi allenare la Nazionale”.

E’ cambiato qualcosa da quel giorno anche con le persone?

“Più che gli amici veri che conoscevi già, ho scoperti gli amici finti. Sotto quell’aspetto non è stata una delusione ma una conferma”.

Una carriera che non si può racchiudere solo in quella delusione…

“Ho sofferto più per non essere andato ai Mondiali come Italia che non come allenatore degli azzurri. Mi si può contestare tutto ma non la professionalità, la correttezza e la serietà”.

Ad oggi cosa resta?

“Mai prendere decisioni, nel mio lavoro, con il cuore ma prenderle sempre con la testa. Il cuore nel calcio ti frega”.

Qualche rammarico?

“Faccio questa confidenza: nel momento in cui ho detto sì alla Nazionale avevo due telefoni; da una parte una società che mi voleva a tutti i costi e sperava che io accettassi questo triennale e dall’altra la Federazione. Ero in un punto ben preciso. Ogni volta che passo rivedo la mia immagine con i due telefoni che dico sì da una parte e no dall’altra. E’ un ricordo, non ci torno più indietro e quindi finisce qui”.

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