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Dario Socci sfida il campione Loriga, le interviste ai due boxer

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Ci siamo, siamo alla vigilia dell’incontro da molti atteso, soprattutto dai due protagonisti, Tobia Loriga e Dario Socci. SalernoSport24 ha intervistato entrambi nella settimana del match.

Loriga Vs Socci, titolo italiano in palio

Manca poco, un giorno appena, poco più di 24 ore che diranno chi sarà il campione d’Italia nei pesi Welter. Parliamo di boxe, di sangue e sudore. Parliamo di storie, quelle che riguardano Loriga e Socci, due uomini del sud, legatissimi alla propria terra, che si scontreranno sul quadrato di Mantova.

Le interviste

Nella settimana che precede l’incontro, è sempre molto complicato riuscire a raccogliere sensazioni, che poi sono quelle più autentiche, perché siamo lì, dietro l’angolo di dove si scrive una storia. I due boxer arrivano al match con forti motivazioni, l’attesa è stata lunga, un anno a rincorrersi a causa della pandemia che ha frenato tutto il mondo. Iniziamo dunque dal campione in carica, il crotonese Tobia Loriga.

In che condizione di forma arriva a questa importante difesa del titolo?

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Tobia Loriga | ph: web

«Sono in una forma ottimale, ho fatto tanti sacrifici come sempre; la cosa importante per me è dare sempre il massimo e impegnarsi in allenamento. Sono prontissimo ad affrontare nelle migliori condizioni il match, poi come dico sempre vinca il migliore».

Da dove è partito e cosa ha rappresentato per lei la boxe?

«Sono nato con i guantoni perché sono cresciuto nella palestra di mio padre. Oggi, nella palestra che gestisco con mio fratello, cerchiamo di trasmettere i valori positivi del pugilato. La boxe rappresenta un aspetto importante della mia vita».

Ha una strategia in mente per affrontare un pugile più giovane?

«Col mio staff, non abbiamo preparato nessuna strategia particolare. Non sottovaluto nessuno, rispetto tutti i miei avversari, non conosco personalmente il mio sfidante, ma ho avuto modo di vedere il video di un suo match».

Quanto è importante per lei rappresentare la sua amata Crotone?

«È un onore rappresentare la mia amata Crotone. Salirò sul ring con i colori rossoblù, i colori della mia terra. Devo tenere fede al mio appellativo di “squalo rossoblù”».

Lo sfidante Dario Socci è sul treno della vita per provare a prendersi il titolo nazionale in quello che è il suo primo match sul territorio italiano. Dopo le prime esperienze in Italia, infatti, è diventato professionista all’estero. In un’intervista ci ha rilasciato le sue impressioni a stretto giro dall’intervista rilasciata da Loriga.

Qual è il suo stato di forma e mentale dall’appuntamento?

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Dario Socci | ph: Facebook

«In questo momento mi sto allenando nella mia palestra di Roma, col maestro Giorgio Maccaroni. Abbiamo diviso la preparazione tra Roma e Salerno dove mi alleno alla Pugilistica salernitana con il tecnico Emilio Desiderio. Sono in forma, penso di non essere mai stato meglio. Ho curato tutto nei minimi dettagli, anche e soprattutto l’alimentazione». 

Oggi il mondo ruota molto intorno ai social dove lei è molto seguito.

«Assolutamente vero. Mi sono affidato ad un’agenzia di marketing; oggi è importantissimo essere posizionati bene sui canali social. Oggi molti pugili sanno vendersi bene mediaticamente e riescono a raggiungere obiettivi attraverso tanta pubblicità anche facendo poco sul ring».

È stato molto all’estero. 

«Sono stato a New York, in Germania e in Messico, dove è stato stravolto il mio pugilato. In Messico si attua un pugilato più asfissiante, demolitivo; l’approccio al ring è completamente diverso. Sono cambiato molto anche da un punto di vista mentale».

Questo è il suo primo match in Italia?

«Ho sempre voluto fare del pugilato la mia professione, purtroppo in Italia è difficile ‘vivere’ facendo boxe; vedo colleghi costretti a fare un altro lavoro e il pugilato, anche professionistico, diviene quasi un hobby. Negli Stati Uniti ho firmato il mio primo contratto da professionista e questo mi ha permesso di vivere da pugile».

Come è cambiato l’allenamento del pugilato in questo periodo di pandemia?

«Grazie allo status di pugile professionista, sono riuscito ad allenarmi fra Roma e Salerno; per quanto riguarda la situazione degli allenamenti per me è cambiato poco. Solo allenarsi con uno sparring partner mi ha condizionato un po’; è più difficile muoversi in Italia per trovare pugili con cui allenarsi».

Quanto può contare l’età dell’avversario?

Non conosco personalmente Loriga (classe ’77), ma solo di fama. Mi aspetto da lui un pugilato tipico italiano, ossia molto schematico. Io cercherò di lavorare tanto sul piano fisico e di attuare un pugilato asfissiante. Tanto ritmo e pressing».

Come vede il suo futuro e come cambierà nel caso dovesse vincere il titolo italiano?

«Tornerò a combattere all’estero, voglio chiudere la mia carriera professionistica là. Ma nel caso dovessi vincere il titolo italiano, lo difenderò a Salerno, nella mia amata città».

Anche in questa occasione rappresenterà la sua amata città?

«Salirò sul ring con la bandiera e il pantaloncini della Salernitana, ci tengo molto a far vedere la mia appartenenza alla splendida Salerno».


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