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Stefan Jansen: “Raiola mi mancherà molto. Ammiro Walter Sabatini”

Il mondo del calcio è in lutto per la scomparsa di Mino Raiola, e c’è anche un po’ di Salernitana nel suo passato grazie Stefan Jansen. Abbiamo intervistato l’ex attaccante granata che proprio grazie al Re dei procuratori arrivò in Italia.

Mino Raiola portò Jansen e Ferrier alla Salernitana

Dici Raiola e sai di cosa stai parlando. Negli ultimi trent’anni aveva mosso il destino di tantissimi giocatori di alto calibro, i top player, e tantissimi sono i club con i quali aveva ‘collaborato’, per rinforzare i vari club. Mino di Angri, trapiantato ad Haarlem, Olanda. Eppure l’italiano lo conosce solo grazie alle ripetizioni estive della nonna, ma nel suo bagaglio ci sono ben sette lingue. Le condizioni fondamentali, insomma, per lavorare oltre confine, oltre che un arguzia fuori dal comune.

Nei primi affari in Italia, Roy, poi Winter e Bergkamp c’è il suo zampino, appunto, faceva il traduttore. Poi capì che quella dote, quella di imparare velocemente una lingua, gli poteva dare di più. Siamo a metà degli anni ’90, precisamente è l’estate del ’96 quando conobbe Beppe Cannella, il quale all’epoca faceva il mercato della Salernitana di Aniello Aliberti. È da qui che parte un altro piccolo pezzettino di storia granata che raccontiamo grazie a Stefan Jansen, ragazzone di Veghel, che arriva a Salerno insieme a Michael Ferrier.

La “sentenza Bosman”

Prima di parlare di Jansen è necessario ricordare come la Salernitana arrivò a lui, perché, e grazie a chi e cosa. Era il 15 dicembre del 1995 quando la Corte di Giustizia Europea pronunciò la sentenza Bosman la quale permetteva la libera e gratuita circolazione di calciatori europei al termine dei contratti. Una decisione che aboliva, di fatto, anche il tetto del numero di stranieri in una singola squadra, e all’apertura verso i club di categorie inferiori.

Chi è Stefan Jansen

Era l’estate del ’96. La Salernitana si stava leccando le ferite del secondo campionato concluso al quinto posto, e una promozione sfumata all’ultima giornata. Aniello Aliberti, coadiuvato dal DS Cannella, stava iniziando a conoscere le fattezze del calciomercato internazionale. E qui entrarono in scena Stefan Jansen e Michael Ferrier che, assistiti da Mino Raiola, approdarono a Salerno. Per l’attaccante era la prima volta in Italia, il primo giocatore straniero alla Salernitana dopo 43 anni (Mihály Kincses, Serie B 1953-1954, ndr). Abbiamo intervistato Stefan, un nostro “SS24 ambassador” con il suo saluto datato 13 gennaio 2019.

Mino Raiola lascia un vuoto grande: cavalcando l’onda della “Legge Bosman” ha cambiato il mondo della procura sportiva.

«Mino era, soprattutto, un grande uomo, lavorava sempre per il bene dei giocatori, anche quando si trattava di litigare con una società. Mi piaceva tanto perché mi parlava in maniera diretta e chiara. Mi ha aiutato quando non riuscivo ad adattarmi a Salerno. Non dimenticherò mai la conferenza stampa di presentazione: lui in mezzo tra me e Ferrier, in una sala piena di giornalisti».

Ci saranno mille aneddoti, ce ne racconta uno?

«Con lui tantissimi, ma a Salerno uno in particolare: il nostro incontro notturno con Zdeněk Zeman al Jolly Hotel dopo l’amichevole estiva pre-campionato contro la Lazio che vincemmo 2-1 (io segnai anche un gol). Mi ha aiutato tanto nella mia carriera. Era sempre disponibile alle mie domande. È un grande perdita per il calcio mondiale. Mi mancherà tanto, devo molto a lui».

Si può dire fosse olandese come te, poiché è cresciuto ad Haarlem. Dal vostro primo incontro poi la Salernitana?

«Conobbi Mino quando giocavo al Cambuur in Olanda. Invitò il DS Cannella in Olanda, c’era l’interesse della Salernitana…».

Oggi sei un procuratore, come Raiola. Dove sono i tuoi assistiti?

«Ho lavorato spesso come intermediatore tra agenti olandesi e le società italiane. Ora ho due giocatori in Italia: Eric Fernando Botteghin all’Ascoli e Don Bolsius del Campobasso, che è in prestito dalla Fermana. In questo periodo la mia attenzione stiamo trattando dei giocatori olandesi, veri talenti che si faranno sentire».

La Salernitana sta lottando per conservare la Serie A, e Danilo Iervolino ha portato una ventata fresca di novità.

«Seguo sempre la Salernitana. Nelle ultime partite ha fatto bene e speriamo che continui così perché ora arriveranno impegni importantissimi con Atalanta, Venezia e Cagliari. C’è molto della mano del presidente Iervolino, ma anche di Walter Sabatini; il DS è un uomo che stimo molto, ha portato Davide Nicola come mister, il quale sta facendo bene. Salerno, con la sua tifoseria, merita la Serie A senza dubbi».

Lino Grimaldi Avino
Lino Grimaldi Avino
Lino Grimaldi Avino, giornalista, editore e scrittore. Ha lavorato presso Cronache di Salerno, TuttoSalernitana, Granatissimi ed è direttore di SalernoSport24. Alla radio ha lavorato presso Radio Alfa, e attualmente conduce due programmi sportivi a RCS75 - Radio Castelluccio, Destinazione Sport e Destinazione Arechi. Ha pubblicato due libri: Angusti Corridoi (2012) con la casa editrice Ripostes, e La vita allo specchio - Introspettiva (2020) con la Saggese Editori, con prefazione dello scrittore Amleto de Silva.
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