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Il tributo di Sergio Mari ad Arpad Weisz: protagonista di calcio tra le due guerre

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In occasione del Giorno della Memoria sulla pagina di Generazione Wunderteam, il tributo di Sergio Mari ad Arpad Weisz, protagonista assoluto del calcio italiano ed europeo tra le due guerre poi assassinato ad Auschwitz. L’opera, della durata di circa 30 minuti, sarà visibile sulla pagina di Generazione Wunderteam tra le 19 e la mezzanotte di domenica 24 gennaio.

Mari racconta: «Della storia di Arpad Weisz se n’è saputo solo una decina di anni fa. Anche grandi giornalisti come Enzo Biagi e Gianni mura, pur sapendo delle sue vittorie, due scudetti vinti, uno con l’Ambrosiana-Inter e due con il Bologna, oltre al Trofeo delle Esposizioni vinto battendo i maestri inglesi del Chelsea. Della sua parabola ne ignoravano la fine. Solo grazie al bravo giornalista Matteo Marani si è saputo della sua morte, insieme alla moglie e ai due figli, ad Auschwitz. Da ex calciatore questa storia mi ha turbato non poco. Leggendo il libro di Marani (Dallo scudetto ad Aushwitz) e continuando a documentarmi, non mi davo pace del fatto che la storia di un grande allenatore fosse finita nell’oblio. Da qui la voglia di scriverci uno spettacolo. La fortuna ha voluto che la piece sia piaciuta fino al punto di avere 30 repliche, attirando più di 15mila studenti. Cercando poi di arricchire numericamente la fruizione, ne ho composto anche un monologo di 30′ che ho portato in giro in associazioni, club, scuole calcio, sale comunali, ecc. Ed è proprio di questa riduzione che ho girato un video e sarà proprio questo che domenica 24 si potrà vedere online su Facebook avendolo proposto ad appassionati di calcio anni ’30-40. Ancora una volta i social mi hanno suggerito l’idea di questo progetto. Girato totalmente a Palazzo D’Orsi di Calvanico, dove abito, ho vestito i panni contemporaneamente di Francisco Fedullo e di Arpad Weisz. Rispettivamente giocatore e allenatore del Bologna. L’idea che Fedullo torni in vita per parlarci di sé, del Bologna e del suo grande allenatore, mi è venuta quando ho scoperto che era di origini salernitani. I genitori, alla fine dell’800, partendo dal Centro Storico della mia città, vollero approdare in Uruguay in cerca di fortuna. La piece, due giorni per girarla e altrettanto per montarla, consta di una singolare scenografia : la mia casa disordinata, ma ho potuto notare che sia Fedullo che Arpad si sono trovati a loro agio, fino al punto che il primo addirittura si è voluto regalare un allenamento per meglio illustrarci le gesta dei suoi compagni Reguzzoni, Biavati e Fiorini. La piece è arricchita con filmati e musiche dell’epoca ma anche di moderne atmosfere musicali. Da sottolineare, di sicuro dopo la visione, delle discrepanze tra le fonti di informazione dei fatti. Già rintuzzato da storici valenti che lhanno vista in anteprima mi sono dovuto giustificare con la grade confusione in merito alla verità storica. Questo però, permetterà di approfondire, di discutere ancora, e soprattutto di parlare ancora di questa vicenda che non bisogna assolutamente dimenticare. Con questa piece on line spero possa io dare un segnale al nostro mondo attoriale che in piena pandemia certe attività possono essere osate. Buona fortuna a me».

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Il tributo di Sergio Mari ad Arpad Weisz: protagonista di calcio tra le due guerre

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In occasione del Giorno della Memoria sulla pagina di Generazione Wunderteam, il tributo di Sergio Mari ad Arpad Weisz, protagonista assoluto del calcio italiano ed europeo tra le due guerre poi assassinato ad Auschwitz. L’opera, della durata di circa 30 minuti, sarà visibile sulla pagina di Generazione Wunderteam tra le 19 e la mezzanotte di domenica 24 gennaio.

Mari racconta: «Della storia di Arpad Weisz se n’è saputo solo una decina di anni fa. Anche grandi giornalisti come Enzo Biagi e Gianni mura, pur sapendo delle sue vittorie, due scudetti vinti, uno con l’Ambrosiana-Inter e due con il Bologna, oltre al Trofeo delle Esposizioni vinto battendo i maestri inglesi del Chelsea. Della sua parabola ne ignoravano la fine. Solo grazie al bravo giornalista Matteo Marani si è saputo della sua morte, insieme alla moglie e ai due figli, ad Auschwitz. Da ex calciatore questa storia mi ha turbato non poco. Leggendo il libro di Marani (Dallo scudetto ad Aushwitz) e continuando a documentarmi, non mi davo pace del fatto che la storia di un grande allenatore fosse finita nell’oblio. Da qui la voglia di scriverci uno spettacolo. La fortuna ha voluto che la piece sia piaciuta fino al punto di avere 30 repliche, attirando più di 15mila studenti. Cercando poi di arricchire numericamente la fruizione, ne ho composto anche un monologo di 30′ che ho portato in giro in associazioni, club, scuole calcio, sale comunali, ecc. Ed è proprio di questa riduzione che ho girato un video e sarà proprio questo che domenica 24 si potrà vedere online su Facebook avendolo proposto ad appassionati di calcio anni ’30-40. Ancora una volta i social mi hanno suggerito l’idea di questo progetto. Girato totalmente a Palazzo D’Orsi di Calvanico, dove abito, ho vestito i panni contemporaneamente di Francisco Fedullo e di Arpad Weisz. Rispettivamente giocatore e allenatore del Bologna. L’idea che Fedullo torni in vita per parlarci di sé, del Bologna e del suo grande allenatore, mi è venuta quando ho scoperto che era di origini salernitani. I genitori, alla fine dell’800, partendo dal Centro Storico della mia città, vollero approdare in Uruguay in cerca di fortuna. La piece, due giorni per girarla e altrettanto per montarla, consta di una singolare scenografia : la mia casa disordinata, ma ho potuto notare che sia Fedullo che Arpad si sono trovati a loro agio, fino al punto che il primo addirittura si è voluto regalare un allenamento per meglio illustrarci le gesta dei suoi compagni Reguzzoni, Biavati e Fiorini. La piece è arricchita con filmati e musiche dell’epoca ma anche di moderne atmosfere musicali. Da sottolineare, di sicuro dopo la visione, delle discrepanze tra le fonti di informazione dei fatti. Già rintuzzato da storici valenti che lhanno vista in anteprima mi sono dovuto giustificare con la grade confusione in merito alla verità storica. Questo però, permetterà di approfondire, di discutere ancora, e soprattutto di parlare ancora di questa vicenda che non bisogna assolutamente dimenticare. Con questa piece on line spero possa io dare un segnale al nostro mondo attoriale che in piena pandemia certe attività possono essere osate. Buona fortuna a me».

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In occasione del Giorno della Memoria sulla pagina di Generazione Wunderteam, il tributo di Sergio Mari ad Arpad Weisz, protagonista assoluto del calcio italiano ed europeo tra le due guerre poi assassinato ad Auschwitz. L’opera, della durata di circa 30 minuti, sarà visibile sulla pagina di Generazione Wunderteam tra le 19 e la mezzanotte di domenica 24 gennaio.

Mari racconta: «Della storia di Arpad Weisz se n’è saputo solo una decina di anni fa. Anche grandi giornalisti come Enzo Biagi e Gianni mura, pur sapendo delle sue vittorie, due scudetti vinti, uno con l’Ambrosiana-Inter e due con il Bologna, oltre al Trofeo delle Esposizioni vinto battendo i maestri inglesi del Chelsea. Della sua parabola ne ignoravano la fine. Solo grazie al bravo giornalista Matteo Marani si è saputo della sua morte, insieme alla moglie e ai due figli, ad Auschwitz. Da ex calciatore questa storia mi ha turbato non poco. Leggendo il libro di Marani (Dallo scudetto ad Aushwitz) e continuando a documentarmi, non mi davo pace del fatto che la storia di un grande allenatore fosse finita nell’oblio. Da qui la voglia di scriverci uno spettacolo. La fortuna ha voluto che la piece sia piaciuta fino al punto di avere 30 repliche, attirando più di 15mila studenti. Cercando poi di arricchire numericamente la fruizione, ne ho composto anche un monologo di 30′ che ho portato in giro in associazioni, club, scuole calcio, sale comunali, ecc. Ed è proprio di questa riduzione che ho girato un video e sarà proprio questo che domenica 24 si potrà vedere online su Facebook avendolo proposto ad appassionati di calcio anni ’30-40. Ancora una volta i social mi hanno suggerito l’idea di questo progetto. Girato totalmente a Palazzo D’Orsi di Calvanico, dove abito, ho vestito i panni contemporaneamente di Francisco Fedullo e di Arpad Weisz. Rispettivamente giocatore e allenatore del Bologna. L’idea che Fedullo torni in vita per parlarci di sé, del Bologna e del suo grande allenatore, mi è venuta quando ho scoperto che era di origini salernitani. I genitori, alla fine dell’800, partendo dal Centro Storico della mia città, vollero approdare in Uruguay in cerca di fortuna. La piece, due giorni per girarla e altrettanto per montarla, consta di una singolare scenografia : la mia casa disordinata, ma ho potuto notare che sia Fedullo che Arpad si sono trovati a loro agio, fino al punto che il primo addirittura si è voluto regalare un allenamento per meglio illustrarci le gesta dei suoi compagni Reguzzoni, Biavati e Fiorini. La piece è arricchita con filmati e musiche dell’epoca ma anche di moderne atmosfere musicali. Da sottolineare, di sicuro dopo la visione, delle discrepanze tra le fonti di informazione dei fatti. Già rintuzzato da storici valenti che lhanno vista in anteprima mi sono dovuto giustificare con la grade confusione in merito alla verità storica. Questo però, permetterà di approfondire, di discutere ancora, e soprattutto di parlare ancora di questa vicenda che non bisogna assolutamente dimenticare. Con questa piece on line spero possa io dare un segnale al nostro mondo attoriale che in piena pandemia certe attività possono essere osate. Buona fortuna a me».

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