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Salvini armato: risponde Luca Di Bartolomei

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Un uomo ritratto con un mitra tra le mani, fa sensazione. Se poi l’uomo in questione è il ministero degli Esterni Matteo Salvini, l’immagine può far storcere più di un naso. E anche Facebook sembra violare qualche regolamento (salvo poi ricordare perfettamente come impedire quella che dovrebbe essere la libera diffusione dell’informazione).



Matteo Salvini visto da Luca Di Bartolomei

Chi ha un opinione precisa è Luca Di Bartolomei, figlio dell’indimenticabile Agostino. Il capitano della Roma e scudettata e della Salernitana, morì suicida a San Marco di Castellabate. Luca si è schierato da anni contro l’utilizzo incontrollato delle armi. Di seguito un’intervista rilasciata a Monica Rubino, collega de LaRepubblica. 

Errore di comunicazione? 

Niente affatto. L’atto di Luca Morisi rientra in una strategia precisa.

Che effetto le ha fatto vedere quella foto, lei che ha trasformato un dolore personale in un momento di impegno civile e porta avanti la sua battaglia contro l’uso delle armi?

Mi ha fatto l’effetto di una persona che decide di appiccare un incendio a una grande pineta per sviare l’attenzione su di sé. In questo caso l’obiettivo era deviare l’opinione pubblica dai guai giudiziari della Lega dopo il caso Siri-Arata. Quelle che ha usato ieri Morisi, per evidenziare ciò che secondo i dirigenti della Lega è un complotto ai loro danni, a mio avviso sono parole eversive. Soprattuto perché provengono da una maggioranza di governo che ha ben chiaro il progetto di diffondere le armi tra la popolazione civile in nome di un’emergenza sicurezza che non esiste.

Si riferisce alla legge leghista sulla legittima difesa?

Sì, ma non solo. Ad oggi sono state depositate dalla Lega altre due proposte di legge alla Camera: una relativamente al raddoppio della potenza delle armi acquistabili liberamente, che potrebbe avere conseguenze pericolose come l’apertura alla vendita dello spay urticante al peperoncino. E l’ancora più grave proposta di legge per le modifiche al testo unico in materia di porto d’armi, dove si prevede la possibilità di ottenere questa concessione anche da parte di chi ha precedenti con la giustizia, come ad esempio in caso di furto o di resistenza all’autorità.

Pensa che quello di Morisi sia stato un errore di comunicazione?

No, per nulla. Fa parte di una strategia cosiddetta del “chiagni e fotti”. Da un lato individuano se stessi come vittime di un complotto inesistente. Dall’altro, come tutti i bulli, deridono chi critica ‘il capitano’ e spostano l’attenzione dai temi etici e legali che coinvolgono alcuni esponenti della Lega.

Su Twtitter gira l’hashtag #licenzialucamorisi. Giudica positivo il coro di proteste che si è alzato sui social?

Sì, ma bisogna fare attenzione, i social non sono la realtà e spesso fungono solo da camere di accelerazione di ondate di protesta, spesso artatamente utilizzate per far crescere fenomeni mediatici. Insomma vanno presi con le molle. Il nostro Paese per fortuna ha ancora degli anticorpi.

Secondo lei non c’è un’emergenza sicurezza?

Assolutamente no e lo ha ribadito di recente anche lo stesso capo della polizia. L’Italia è un Paese più sicuro ma più impaurito, perché si soffia sulla paura a scopo di propaganda, come fa la Lega.

Molti chiedono un intervento del Quirinale sul caso Morisi.

Io sono fiducioso, il Presidente Mattarella saprà quando richiamare tutti a una più normale, civile e ordinata modalità di comunicazione politica.

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Lino Grimaldi Avino
Lino Grimaldi Avino
Lino Grimaldi Avino, giornalista, editore e scrittore. Ha lavorato presso Cronache di Salerno, TuttoSalernitana, Granatissimi ed è direttore di SalernoSport24. Alla radio ha lavorato presso Radio Alfa, e attualmente conduce due programmi sportivi a RCS75 - Radio Castelluccio, Destinazione Sport e Destinazione Arechi. Ha pubblicato due libri: Angusti Corridoi (2012) con la casa editrice Ripostes, e La vita allo specchio - Introspettiva (2020) con la Saggese Editori, con prefazione dello scrittore Amleto de Silva.
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