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Salernitana-Napoli, si apprezza l’impegno e poco altro dei granata: l’analisi del match

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Ancora una sconfitta per la Salernitana, questa volta in casa per 2-0 nel derby con il Napoli, e ora classifica e calendario iniziano a spaventare non poco. Ecco l’analisi del match dell’Arechi.

Salernitana-Napoli: l’analisi del match

Filippo Inzaghi mischia le carte in base alle indicazioni ricevute martedì in Coppa Italia e presenta la Salernitana con un inedito 4-2-3-1.


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Il tecnico emiliano ha deciso di dare una chance dall’inizio sia Tchaouna che a Ikwuemesi in avanti insieme a Candreva e Dia, lasciando fuori Cabral e Kastanos. In mediana, spazio per un duo dinamico tutto corsa e polmoni composto da Coulibaly e Legowski a scapito di Bohinen, mentre il recupero di Fazio al centro della difesa al fianco di Pirola pareggia l’assenza di Gyömbér. Confermata la batteria sulle fasce composta da Mazzocchi e Bradaric. Garcia risponde inserendo la formazione tipo ad eccezione dell’infortunato Osimhen, Mario Rui e dello squalifcato Natan, con al loro posto Raspadori, Olivera e Ostigard. Il recuperato Zambo Anguissa, invece, prende il posto dello svedese Cajuste nella mediana a tre al fianco di Zielinski e Lobotka.

Il primo tempo: tanta corsa, ma poca incisività

La partita parte con quello che sarà il leitmotiv della partita: possesso palla al Napoli e speranze di contrattacco dei granata affidate al contropiede. Le difficoltà nel gestire palla nei granata sono palesi e la ricerca costante della sponda di Ikwuemesi rende leggibili le trame offensive. Il Napoli, di contro, prova a sfruttare le enormi abilità di palleggio del centrocampo per innescare Kvaratskhelia e Politano sugli esterni, affidandosi anche agli scambi nel breve per esaltare le caratteristiche di Raspadori.

Il gol del vantaggio napoletano, arrivato al 13′, arriva dopo un brutto pallone perso da Legowski in fase di disimpegno, con Zambo Anguissa caparbio nello strappargli il pallone e affidarlo a Lobotka. Lo slovacco non ha problemi a servire nel corridoio Raspadori, il quale si trova libero di colpire in diagonale col destro senza lasciare scampo ad Ochoa. Il fuorigioco iniziale di Olivera farà sicuramente discutere, ma la situazione poteva essere comunque gestita meglio dalla retroguardia granata. Il vantaggio azzurro costringe i granata a gettare il cuore oltre l’ostacolo per cercare di creare grattacapi degni di questo nome a Meret, ma è Ochoa strepitoso in due occasioni nel negare il raddoppio partenopeo. Sia con assoli da fuori area che con rapidi scambi palla a terra, il Napoli riesce a far tremare la retroguardia granata senza soffrire molto. Solo nel finale di tempo, con una conclusione scialba di Legowski, Meret riesce a sporcare i guanti prima dell’intervallo.

Secondo tempo: i cambi di Inzaghi e il calo fisico

Nella ripresa, il Napoli non sembra entrare particolarmente in partita, concedendo spesso e volentieri spazio alla Salernitana di costruire manovre a più ampio respiro.

Il problema dei granata nella ripresa è essenzialmente questo: l’assenza del regista penalizza la velocità di esecuzione e Dia e Ikwuemesi sono costretti agli straordinari per tentare di ricevere palla. Inoltre, gli individualismi iniziano a farla da padrone, con Dia e Tchaouna che spesso e volentieri si sono intestarditi in soluzioni personali senza possibilità di riuscita. Quando Ikwuemesi ha iniziato ad accusare la fatica, la manovra si è ulteriormente inaridita, costringendo Inzaghi ad un triplo cambio immediato. Daniliuc, Stewart e Bohinen per Fazio, Ikwuemesi e Legowski indicano la via da intraprendere: cingere d’assedio l’area napoletana. L’ingresso del norvegese rende la manovra più fluida e pulita, ma l’ispirazione di Candreva, Dia e Tchaouna non è quella dei giorni migliori. Inoltre, l’ingresso di Stewart toglie anche quel poco di buono che riusciva a combinare Ikwuemesi.

Nel frattempo, Garcia decide di far rifiatare Raspadori, Kvaratskhelia e Politano per Simeone, Elmas e Lindstrom, cercando di puntare sulla freschezza dei nuovi entrati per chiuderla in contropiede. Inzaghi si scopre ulteriormente inserendo Botheim al posto di Mazzocchi e, proprio su un pallone perso da quel lato da Tchaouna sull’attacco di Olivera, arriva il raddoppio azzurro. All’82’, Elmas parte in velocità sulla sinistra, disorienta con un paio di finte Coulibaly e infila il pallone nell’angolino sinistro della porta difesa da un Ochoa non esente da colpe. È il colpo del KO definitivo, perché la Salernitana rischierà anche di prendere il terzo gol nel finale in un contropiede 5 vs 0 non finalizzato incredibilmente dai partenopei. Salernitana volenterosa, ma povera di idee: questo è il responso.

Tabellino del match

Salernitana: Ochoa; Mazzocchi (81′ Botheim), Fazio (69′ Daniliuc), Pirola, Bradaric; Legowski (69′ Bohinen), Coulibaly, Tchaouna; Candreva (76′ Kastanos), Dia, Ikwuemesi (69′ Stewart). A disp.: Costil, Fiorillo, Sambia, Martegani, Maggiore, Bronn, Lovato. All.: F. Inzaghi

Napoli: Meret; Di Lorenzo, Rrahmani, Ostigard, Oliverira; Zielinski (86′ Cajuste), Lobotka, Anguissa; Kvaratskhelia (69′ Elmas), Raspadori (69′ Simeone), Politano (77′ Lindstrom). A disp.: Gollini, Contini, Demme, Jesus, Mario Rui, Zerbin, D’Avino, Zanoli, Gaetano. All.: R. Garcia

Marcatori: 13′ Raspadori, 82′ Elmas
Corner: 7-9
Ammoniti: 68′ Mazzocchi

Arbitro: Rapuano di Rimini
Assistenti: Stefano Liberti (sez. Pisa) – Valerio Colarossi (sez. Roma 2)
IV Uomo: Giacomo Camplone (sez. Pescara)
VAR: Paolo Valeri (sez. Roma 2)
AVAR: Salvatore Longo (sez. Paola).

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