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Verso Salernitana-Milan, Breda: “La prima dopo la sosta è un’incognita”

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In vista della gara di domani tra Salernitana e Milan abbiamo avuto il piacere di intervistare Roberto Breda, ex capitano dei granata e attuale allenatore.

Breda e quella pennellata contro il Milan nel ’98

Era il 20 settembre del 1998 e alla seconda giornata di campionato il Milan di Zaccheroni si presentava all’ombra di uno stadio “Arechi” gremito da circa 40mila spettatori. In particolare, i rossoneri schieravano un undici titolare a dir poco stellare composto da giocatori del calibro di Weah, Maldini e Costacurta.

Tuttavia, la partita fu molto divertente e ricca di capovolgimenti di fronte. Gli ospiti passarono in vantaggio al 68′ con un gran colpo di testa di Bierhoff e a quattro minuti dalla fine una deviazione di Leonardo beffava Balli per la seconda volta.

I granata, però, riuscirono a riaprire la gara a 120 secondi dal triplice fischio. Il gol portava la firma di Roberto Breda che calciò una punizione dalla magnifica traiettoria sotto la Curva Nord. Nonostante la sconfitta, Di Michele e compagni dimostrarono che quella era una squadra da tenere d’occhio.

Dal suo punto di vista quali sono i punti deboli e i punti forti di questa Salernitana?

«Rispetto all’anno scorso si sono persi dei riferimenti perché Djuric era un giocatore che permetteva di fare un gioco efficace con pochi rischi. Quest’anno la Salernitana gioca con una manovra più coordinata con degli attaccanti più da aera di rigore. Questo porta ad esporsi in certe occasioni soprattutto con le piccole, invece con le grandi ci sono state delle prestazioni di livello come contro Lazio e Juventus. In questo mese e mezzo qualcuno può aver lavorato anche su qualcosa di diverso, forse c’è stato il tempo per apportare delle modifiche e degli aggiustamenti dal punto di vista tattico».

Secondo lei la Salernitana ha necessità di rafforzare una zona del campo in particolare?

«Molto si basa sulle analisi di Nicola e della dirigenza perché sicuramente i punti sono tanti ma gli alti e bassi ci sono stati. Con la pausa si può capire quali sono le caratteristiche che sono mancate, ad esempio un giocatore che è mancato molto è stato Bohinen. Lui è giovane ma ha molta personalità, l’anno scorso la Salernitana ha iniziato a macinare punti quando lui ha iniziato a giocare e non è stato un caso».

Nel ’98 la Salernitana dimostrò di essere una squadra ostica già alla seconda di campionato contro il Milan, quali furono i fattori che non vi permisero di arrivare alla salvezza?

«Fummo molto sfortunati, non mi piace parlare di questo aspetto ma buttammo via tanti punti anche oltre il 90′. Penso alle due gare di Milano, alla partita con la Fiorentina in casa o a quella col Bari, sarebbe bastato qualche punto in più per essere salvi. In casa abbiamo fatto moltissimi punti in casa nonostante fossimo una squadra molto giovane con molti che erano alla prima vera esperienza in A. Quindi c’è stata anche una fase di adattamento al campionato ma gli episodi hanno fatto la differenza. A Salerno si sarebbe potuto aprire un ciclo importante».

Il fattore “Arechi” può colmare la distanza tecnica che c’è con squadre più attrezzate come il Milan?

«Sicuramente, però non sempre giocare in casa è facile, serve la giusta personalità. Mi vengono in mente le ultime partite di campionato dello scorso anno quando i ragazzi sono andati un po’ in difficoltà. Però è vero che il contesto e l’avversario ti possono spingere a fare qualcosa di importante. Poi il fatto che sia la prima dopo la sosta può essere un’opportunità perché per tutti è un incognita».

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