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Il ricordo di Catello Mari calciatore, amico e fratello

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Il 15 aprile e il 16 aprile 2006 furono due date di gioia e dolore per i tifosi, compagni di squadra e familiari di Catello Mari. Il difensore centrale della Cavese il sabato santo del 2006 festeggiava la promozione in Serie C1 ma nella notte dalla Santa Pasqua di 14 anni fa un incidente stradale lo portò via.

Catello Mari, calciatore e persona mai dimenticata

Catello Mari nasce a Castellammare di Stabia il 5 luglio 1978. Cresce tra Cava de’ Tirreni e Roccapiemonte dove inizia il suo percorso scolastico all’IIS Matteo Della Corte. Inizia a dare i suoi primi calci ad un pallone nella Polisportiva Rocchese.

Dalla Rocchese dove inizia la propria carriera giocando da attaccante. Passa al settore giovanile della Cavese. Poi a varie altre squadre come la Nocerina, l’Ebolitana, il Capri, l’Angri, la Turris e la Casertana.

Quest’ultima lo impiega per la prima volta da difensore, prima di fascia e poi centrale. Ruolo quest’ultimo che lo vede protagonista tra le fila della Cavese in Serie C2

Proprio nella Cavese, Catello raggiunge la vetta più alta della sua carriera calcistica. Il calciatore stabiese, infatti, nei due anni giocati a Cava de’ Tirreni è uno dei calciatori più imponenti della squadra.

Era un difensore con il vizio del gol dotato anche di un’ottima tecnica come lo dimostrano alcuni gol fatti alla Nocerina, Sassuolo e alla SPAL

Il 15 aprile 2006 all’età di 28 anni complice un incidente stradale, il giovane Catello Mari viene strappato della sua vita terrena proprio nel fiore dei suoi anni e nel miglior periodo della sua carriera calcistica visto che molte squadre di categoria superiore avevano richiesto il suo cartellino alla Cavese ma per ammissione dello stesso calciatore aveva giurato amore ai colori biancoblù visto il suo attaccamento alla maglia e alla tifoseria che lo aveva adottato.

Il ricordo dei suoi amici

Nel corso di questi giorni la redazione di SalernoSport24 ha contattato chi erano più vicine a Catello Mari. E a cuore aperto ci hanno parlato un po’ del Catello calciatore ma soprattutto del Catello Mari fuori dal campo.

Marco Arno ex difensore della Cavese

«Catello era un ragazzo semplice con grande personalità uno che nello spogliatoio si faceva sentire nonostante la giovane età. Ricordo un gol che fece contro il Sassuolo un tiro al volo su schema da calcio d’angolo. Una prodezza tecnica da categorie superiori, mi inchinai in campo per lustragli il piede mancino. Dopo la scomparsa alla penultima partita contro la Sansovino feci gol su punizione e andai ad abbracciare lo striscione sotto la curva che rappresentava la sua foto. E poi corsi ad abbracciare Peppe Mari suo padre che era in panchina quella gara. In quella gara tanto pensai a lui, infatti, ricordo una voce che risuonava dentro di me che diceva: ” Marco oggi fai gol” » .

Fabrizio Prisco, autore del libro L’ultimo giorno del leone. La leggenda di Catello Mari “calciatore, amico e fratello” e attuale addetto stampa della Sanremese

«Certo, ti posso dire che faceva tanta beneficenza anche senza dirlo a nessuno. Ad esempio quando giocava ad Angri portava la spesa a delle vecchiette che abitavano vicino al Novi. Oppure dava sempre soldi a chi gli chiedeva qualcosa per strada e non negava mai conforto ai più bisognosi. Amava anche gli animali. Comprava cibo in scatola e lo dava ai randagi. Aveva un cuore d’oro. Ha lottato tanto per affermarsi nel mondo del calcio e si è fatto volere bene da tutti. A Cava ha giocato nelle giovanili alla metà degli anni Novanta, poi è ritornato nell’estate del 2004 in C/2 e in due anni ha fatto vedere di essere di un’altra categoria. Tanto è vero che avevano messo su di lui gli occhi diversi club di categoria superiore, proprio quando purtroppo quell’incidente stradale se l’è portato via».

Roberto Fabbricatore, assessore dello Sport al Comune di Roccapiemonte e amico di Catello Mari

«Potrei parlare di Catello per ore, lo reputo come un fratello, ci sentivamo almeno dieci volte al giorno. Siamo cresciuti insieme sia in ambito personale che calcisticamente. Abbiamo iniziato insieme nella Polisportiva Rocchese e abbiamo giocato un anno insieme nella Nocerina. Abbiamo fatto di tutto insieme: vacanze, uscite con le fidanzate. Catello faceva tante opere di beneficenza ma lui desiderava che non venissero rimarcate perché noi siamo cresciuti con il detto “Il bene si fa in silenzio, il resto è palcoscenico”. Ho un ricordo particolare di Catello: avevamo 20 anni ed eravamo a Palinuro in vacanza e rimanemmo tutta la notte a parlare del nostro futuro, e dei nostri sogni. Lui ad un certo punto mi disse: “Tu parlerai tanto di me in futuro. Vorrei che il mio nome non si dimenticasse mai come nei film”. Avevamo deciso che io sarei stato il padrino di suo figlio e lui il padrino del mio era già tutto deciso. Ora porto avanti il suo nome come lui mi disse quella sera d’estate».

Gerardo Alfano ex calciatore della Cavese, ora in forza alla Vico Equense

«Uno degli aneddoti più belli su Catello è quando arrivò la settimana alla semifinale play-off tra Juve Stabia e Cavese nell’anno 2004-2005. Noi viaggiavamo tutti i giorni insieme da Castellammare fino a Baiano dove ci allenavamo. Fu una settimana travagliata perchè eravamo di Castellammare e giravano brutte voci su di noi sia giornalisticamente, sia dai tifosi. Siamo stati sette giorni a parlarne anche di notte. Noi eravamo sfavoriti, infatti, la Cavese era una molto giovane. All’andata vincemmo 1-0 e al ritorno giocammo a Frosinone a porte chiuse. Quando vincemmo già negli spogliatoi mi abbracciai con Catello e ci mettemmo a piangere. Al ritorno a Castellammare di Stabia quando accompagnai Catello a casa ci ritrovammo tutti i suoi familiari ad aspettarci e facemmo una grande festa. Quando si parla di una persona che non c’è più si tende sempre a parlarne bene, questo non era il caso di Catello. Umanamente era unico, come calciatore non aveva niente a che fare con la Serie C».



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Ugo D'Amico
Ugo D'Amico
Classe 1996, giornalista pubblicista dal 2022 e prossimo alla laurea in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Nato praticamente con una palla tra i piedi, ma vista la scarsa qualità il sogno ora è di raccontare le mille emozioni che regala quel magico prato verde. Sono cresciuto seguendo le gesta di: Del Piero, Buffon, Ronaldo, Messi e tanti altri. Appassionato di calcio locale, passione che permette di capire a 360° le innumerevoli sfaccettature che sono presenti in questo fantastico mondo.
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