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Nicolodi: “Ho subito pensato che la Feldi fosse il mio posto, proveremo a ripeterci”

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Il futsalmercato ha regalato un nuovo innesto alla Feldi Eboli, dopo un periodo non eccelso di stagione. Dall’arrivo di Nicolodi, gli uomini di Samperi hanno però cambiato marcia riconquistando le prime otto posizioni e puntando alla vetta della classifica.

L’ultimo arrivato in casa Feldi Eboli

Sin dall’antichità, la figura del folletto è presente nella cultura di numerosissime popolazioni. Nell’immaginario collettivo, essi vengono raffigurati come ‘spiritelli’ di natura maligna o benevola. Le caratteristiche fisiche e comportamentali che li contraddistinguono sono: minuta statura, irrequietezza, istintività e pericolosità. Aspetti che, ritornando con la mente alla realtà, hanno fatto la fortuna del sopracitato calcettista, Douglas Nicolodi.

Arrivato in Italia nel lontano 2007 direttamente dallo Stato federato del Brasile Rio Grande do Sul – in un comune non troppo distante dal luogo di nascita di Venancio -, Douglas muove i suoi primi passi nella squadra del Bisceglie. Ed è proprio nel territorio pugliese che i sostenitori di fede nerazzurra gli attribuiscono il soprannome di ‘folletto di Mormaço’.

Segue il capitolo Pescara, una parentesi decisamente vincente, lunga sette anni. Cisternino, Rietri, Acqua e Sapone, Sandro Abate (per due volte), Olimpus Roma e oggi Feldi Eboli, “una squadra tanto desiderata da qualunque giocatore”, completano il quadro delle società che hanno accompagnato il percorso di crescita e maturazione del classe 88′ che, nonostante l’età, ha ancora tanta fame di vittorie.


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Intervista a Nicolodi, calcettista delle volpi

La nostra redazione ha avuto il piacere di intervistare il nuovo numero 10 della formazione rossoblù, il laterale italo-brasiliano dei Campioni d’Italia, Douglas Nicolodi.

Un campionato vinto col Pescara. Quando la Feldi ha chiamato, hai accarezzato l’idea di poterlo riconquistare?

«Certo. La Feldi è una squadra che lotta per il titolo, quindi un giocatore con ambizioni non ci pensa due volte a vestire questa maglia. Si tratta di una grande chance per me: ho ancora tanta voglia di vincere. Ho scelto Eboli per il blasone. È una società tanto desiderata da chiunque. Ho atteso la conclusione della Champions per siglare l’accordo. Il mio primo pensiero è stato: ‘quello è il mio posto’».

Da quando sei arrivato – tolti gli 85’’ di San Rufo che fanno parte di un recupero – la Feldi è ancora imbattuta. Qualcuno ha iniziato a chiamarti talismano?

«No, non sono solo io (ride, n. d. r.), è merito della squadra. Arrivavano da una competizione importante come la Champions. Penso che, dopo quel periodo, i ragazzi si siano focalizzati sul campionato. Sono contento di aver dato il mio contributo finora, anche solo con una parola positiva detta in un determinato momento, non si parla solo di gol. Nelle ultime uscite, tra l’altro, ne abbiamo prodotti tanti».

Che sensazioni ti suscitava sfidare le foxes in passato?

«È sempre stata una squadra molto competitiva, già dai primi anni di Serie A. Io l’ho affrontata anche in A2, e già al tempo era decisamente compatta e difficile da impensierire. Poi col tempo è cresciuta fino a raggiungere il sogno scudetto. Quest’anno cercheremo di ripeterci, provando a vincere tutto».

La tua tenuta fisica è ottimale o pensi di dover lavorare ancora a lungo per raggiungere la migliore condizione?

«Sono rimasto fermo tanto tempo, ben sei mesi. Ho giocato tre partite finora e ho bisogno di lavorare tanto per trovare un equilibrio. Ma non si tratta solo di una questione di forma fisica. In un contesto a me nuovo, dovrò riuscire ad adattarmi a tante situazioni. Le squadre che vincono, tendenzialmente, sono quelle che mantengono l’ossatura dell’anno precedente. In Italia è un calcio a 5 molto tirato e competitivo, quindi ci vorrà del tempo. Potrebbero volerci sette giorni, venti o chi lo sa. Se fossi tornato alla mia vecchia squadra, ad esempio, sarei ripartito da dove avevo lasciato, in un ambiente noto: compagni, schemi, città. Inoltre, non sono più un ragazzino. Col passare degli anni un giocatore cambia, guadagna altre qualità, esperienza, tali da riuscire a determinare le sorti di un match. Noti cose che prima non vedevi, come arrivare in porta anche in maniera intelligente, non solo con forza ed esplosività».

Al momento del tuo arrivo, che gruppo hai trovato?

«Con Samperi, così come con tutti i ragazzi, mi trovo benissimo. Lui, oltre a essere un grande mister, è una persona spettacolare. Nonostante la giovane età ha vinto, ha disputato finali. Possiede già tanta esperienza alle spalle».

La Came è una delle poche formazioni che è riuscita a battere l’Olimpus, ma è anche l’unica ad aver concesso un punto al fanalino di coda Verona. Chi è l’avversario da tenere d’occhio?

«La Came stava cercando un equilibrio e la propria identità di gioco. È diventata una squadra forte e i punti in classifica ne sono la prova. Può starci un calo ogni tanto, ma ora si trova a lottare per le prime posizioni. Le squadre di Rocha sono sempre molto organizzate. Noi faremo la nostra gara e proveremo a impostare il nostro gioco. Sappiamo che non sarà una partita facile. Avversari da temere? In particolare due: Japa Vieira e Suton. Sono giocatori molto pericolosi che possono farti male in tutte le parti del campo. Japa in avanti ha tantissimi gol in Italia, lo conosco dalla Nazionale, sappiamo bene il valore del giocatore».

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Elio Granito
Elio Granito
Sono un ragazzo di 28 anni, laureato in “Scienze delle attività motorie, sportive e dell’educazione psicomotoria”, prossimo a conseguire il secondo titolo, quello specialistico. Creativo, perfezionista, ambizioso. Mi ritengo una persona educata, sensibile, assertiva e altruista. Aspetti risultati sinora determinanti nelle varie relazioni avute all'interno del mondo del giornalismo, con diverse figure di rilievo, e, soprattutto, per comprendere il reale valore, la potenza e il dono di ogni singola parola. Amo il giornalismo pulito, che ha necessità di essere raccontato. Generalmente parlo di calcio, ma ho piacere di spaziare su più fronti. Il mio desidero più grande resta quello di migliorare le mie capacità puntando all’eccellenza. Basi solide, pragmatismo e pensiero creativo: sono le peculiarità sviluppate principalmente in questi anni in cui ho compreso l'amore e la passione per la divulgazione di pensieri, messaggi e valori positivi, utilizzando come strumento lo sport e la mia "penna".
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Sin dall’antichità, la figura del folletto è presente nella cultura di numerosissime popolazioni. Nell’immaginario collettivo, essi vengono raffigurati come ‘spiritelli’ di natura maligna o benevola. Le caratteristiche fisiche e comportamentali che li contraddistinguono sono: minuta statura, irrequietezza, istintività e pericolosità. Aspetti che, ritornando con la mente alla realtà, hanno fatto la fortuna del sopracitato calcettista, Douglas Nicolodi.

Arrivato in Italia nel lontano 2007 direttamente dallo Stato federato del Brasile Rio Grande do Sul – in un comune non troppo distante dal luogo di nascita di Venancio -, Douglas muove i suoi primi passi nella squadra del Bisceglie. Ed è proprio nel territorio pugliese che i sostenitori di fede nerazzurra gli attribuiscono il soprannome di ‘folletto di Mormaço’.

Segue il capitolo Pescara, una parentesi decisamente vincente, lunga sette anni. Cisternino, Rietri, Acqua e Sapone, Sandro Abate (per due volte), Olimpus Roma e oggi Feldi Eboli, “una squadra tanto desiderata da qualunque giocatore”, completano il quadro delle società che hanno accompagnato il percorso di crescita e maturazione del classe 88′ che, nonostante l’età, ha ancora tanta fame di vittorie.


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Un campionato vinto col Pescara. Quando la Feldi ha chiamato, hai accarezzato l’idea di poterlo riconquistare?

«Certo. La Feldi è una squadra che lotta per il titolo, quindi un giocatore con ambizioni non ci pensa due volte a vestire questa maglia. Si tratta di una grande chance per me: ho ancora tanta voglia di vincere. Ho scelto Eboli per il blasone. È una società tanto desiderata da chiunque. Ho atteso la conclusione della Champions per siglare l’accordo. Il mio primo pensiero è stato: ‘quello è il mio posto’».

Da quando sei arrivato – tolti gli 85’’ di San Rufo che fanno parte di un recupero – la Feldi è ancora imbattuta. Qualcuno ha iniziato a chiamarti talismano?

«No, non sono solo io (ride, n. d. r.), è merito della squadra. Arrivavano da una competizione importante come la Champions. Penso che, dopo quel periodo, i ragazzi si siano focalizzati sul campionato. Sono contento di aver dato il mio contributo finora, anche solo con una parola positiva detta in un determinato momento, non si parla solo di gol. Nelle ultime uscite, tra l’altro, ne abbiamo prodotti tanti».

Che sensazioni ti suscitava sfidare le foxes in passato?

«È sempre stata una squadra molto competitiva, già dai primi anni di Serie A. Io l’ho affrontata anche in A2, e già al tempo era decisamente compatta e difficile da impensierire. Poi col tempo è cresciuta fino a raggiungere il sogno scudetto. Quest’anno cercheremo di ripeterci, provando a vincere tutto».

La tua tenuta fisica è ottimale o pensi di dover lavorare ancora a lungo per raggiungere la migliore condizione?

«Sono rimasto fermo tanto tempo, ben sei mesi. Ho giocato tre partite finora e ho bisogno di lavorare tanto per trovare un equilibrio. Ma non si tratta solo di una questione di forma fisica. In un contesto a me nuovo, dovrò riuscire ad adattarmi a tante situazioni. Le squadre che vincono, tendenzialmente, sono quelle che mantengono l’ossatura dell’anno precedente. In Italia è un calcio a 5 molto tirato e competitivo, quindi ci vorrà del tempo. Potrebbero volerci sette giorni, venti o chi lo sa. Se fossi tornato alla mia vecchia squadra, ad esempio, sarei ripartito da dove avevo lasciato, in un ambiente noto: compagni, schemi, città. Inoltre, non sono più un ragazzino. Col passare degli anni un giocatore cambia, guadagna altre qualità, esperienza, tali da riuscire a determinare le sorti di un match. Noti cose che prima non vedevi, come arrivare in porta anche in maniera intelligente, non solo con forza ed esplosività».

Al momento del tuo arrivo, che gruppo hai trovato?

«Con Samperi, così come con tutti i ragazzi, mi trovo benissimo. Lui, oltre a essere un grande mister, è una persona spettacolare. Nonostante la giovane età ha vinto, ha disputato finali. Possiede già tanta esperienza alle spalle».

La Came è una delle poche formazioni che è riuscita a battere l’Olimpus, ma è anche l’unica ad aver concesso un punto al fanalino di coda Verona. Chi è l’avversario da tenere d’occhio?

«La Came stava cercando un equilibrio e la propria identità di gioco. È diventata una squadra forte e i punti in classifica ne sono la prova. Può starci un calo ogni tanto, ma ora si trova a lottare per le prime posizioni. Le squadre di Rocha sono sempre molto organizzate. Noi faremo la nostra gara e proveremo a impostare il nostro gioco. Sappiamo che non sarà una partita facile. Avversari da temere? In particolare due: Japa Vieira e Suton. Sono giocatori molto pericolosi che possono farti male in tutte le parti del campo. Japa in avanti ha tantissimi gol in Italia, lo conosco dalla Nazionale, sappiamo bene il valore del giocatore».

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Elio Granito
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Sono un ragazzo di 28 anni, laureato in “Scienze delle attività motorie, sportive e dell’educazione psicomotoria”, prossimo a conseguire il secondo titolo, quello specialistico. Creativo, perfezionista, ambizioso. Mi ritengo una persona educata, sensibile, assertiva e altruista. Aspetti risultati sinora determinanti nelle varie relazioni avute all'interno del mondo del giornalismo, con diverse figure di rilievo, e, soprattutto, per comprendere il reale valore, la potenza e il dono di ogni singola parola. Amo il giornalismo pulito, che ha necessità di essere raccontato. Generalmente parlo di calcio, ma ho piacere di spaziare su più fronti. Il mio desidero più grande resta quello di migliorare le mie capacità puntando all’eccellenza. Basi solide, pragmatismo e pensiero creativo: sono le peculiarità sviluppate principalmente in questi anni in cui ho compreso l'amore e la passione per la divulgazione di pensieri, messaggi e valori positivi, utilizzando come strumento lo sport e la mia "penna".
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Sin dall’antichità, la figura del folletto è presente nella cultura di numerosissime popolazioni. Nell’immaginario collettivo, essi vengono raffigurati come ‘spiritelli’ di natura maligna o benevola. Le caratteristiche fisiche e comportamentali che li contraddistinguono sono: minuta statura, irrequietezza, istintività e pericolosità. Aspetti che, ritornando con la mente alla realtà, hanno fatto la fortuna del sopracitato calcettista, Douglas Nicolodi.

Arrivato in Italia nel lontano 2007 direttamente dallo Stato federato del Brasile Rio Grande do Sul – in un comune non troppo distante dal luogo di nascita di Venancio -, Douglas muove i suoi primi passi nella squadra del Bisceglie. Ed è proprio nel territorio pugliese che i sostenitori di fede nerazzurra gli attribuiscono il soprannome di ‘folletto di Mormaço’.

Segue il capitolo Pescara, una parentesi decisamente vincente, lunga sette anni. Cisternino, Rietri, Acqua e Sapone, Sandro Abate (per due volte), Olimpus Roma e oggi Feldi Eboli, “una squadra tanto desiderata da qualunque giocatore”, completano il quadro delle società che hanno accompagnato il percorso di crescita e maturazione del classe 88′ che, nonostante l’età, ha ancora tanta fame di vittorie.


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«Certo. La Feldi è una squadra che lotta per il titolo, quindi un giocatore con ambizioni non ci pensa due volte a vestire questa maglia. Si tratta di una grande chance per me: ho ancora tanta voglia di vincere. Ho scelto Eboli per il blasone. È una società tanto desiderata da chiunque. Ho atteso la conclusione della Champions per siglare l’accordo. Il mio primo pensiero è stato: ‘quello è il mio posto’».

Da quando sei arrivato – tolti gli 85’’ di San Rufo che fanno parte di un recupero – la Feldi è ancora imbattuta. Qualcuno ha iniziato a chiamarti talismano?

«No, non sono solo io (ride, n. d. r.), è merito della squadra. Arrivavano da una competizione importante come la Champions. Penso che, dopo quel periodo, i ragazzi si siano focalizzati sul campionato. Sono contento di aver dato il mio contributo finora, anche solo con una parola positiva detta in un determinato momento, non si parla solo di gol. Nelle ultime uscite, tra l’altro, ne abbiamo prodotti tanti».

Che sensazioni ti suscitava sfidare le foxes in passato?

«È sempre stata una squadra molto competitiva, già dai primi anni di Serie A. Io l’ho affrontata anche in A2, e già al tempo era decisamente compatta e difficile da impensierire. Poi col tempo è cresciuta fino a raggiungere il sogno scudetto. Quest’anno cercheremo di ripeterci, provando a vincere tutto».

La tua tenuta fisica è ottimale o pensi di dover lavorare ancora a lungo per raggiungere la migliore condizione?

«Sono rimasto fermo tanto tempo, ben sei mesi. Ho giocato tre partite finora e ho bisogno di lavorare tanto per trovare un equilibrio. Ma non si tratta solo di una questione di forma fisica. In un contesto a me nuovo, dovrò riuscire ad adattarmi a tante situazioni. Le squadre che vincono, tendenzialmente, sono quelle che mantengono l’ossatura dell’anno precedente. In Italia è un calcio a 5 molto tirato e competitivo, quindi ci vorrà del tempo. Potrebbero volerci sette giorni, venti o chi lo sa. Se fossi tornato alla mia vecchia squadra, ad esempio, sarei ripartito da dove avevo lasciato, in un ambiente noto: compagni, schemi, città. Inoltre, non sono più un ragazzino. Col passare degli anni un giocatore cambia, guadagna altre qualità, esperienza, tali da riuscire a determinare le sorti di un match. Noti cose che prima non vedevi, come arrivare in porta anche in maniera intelligente, non solo con forza ed esplosività».

Al momento del tuo arrivo, che gruppo hai trovato?

«Con Samperi, così come con tutti i ragazzi, mi trovo benissimo. Lui, oltre a essere un grande mister, è una persona spettacolare. Nonostante la giovane età ha vinto, ha disputato finali. Possiede già tanta esperienza alle spalle».

La Came è una delle poche formazioni che è riuscita a battere l’Olimpus, ma è anche l’unica ad aver concesso un punto al fanalino di coda Verona. Chi è l’avversario da tenere d’occhio?

«La Came stava cercando un equilibrio e la propria identità di gioco. È diventata una squadra forte e i punti in classifica ne sono la prova. Può starci un calo ogni tanto, ma ora si trova a lottare per le prime posizioni. Le squadre di Rocha sono sempre molto organizzate. Noi faremo la nostra gara e proveremo a impostare il nostro gioco. Sappiamo che non sarà una partita facile. Avversari da temere? In particolare due: Japa Vieira e Suton. Sono giocatori molto pericolosi che possono farti male in tutte le parti del campo. Japa in avanti ha tantissimi gol in Italia, lo conosco dalla Nazionale, sappiamo bene il valore del giocatore».

Elio Granito
Elio Granito
Sono un ragazzo di 28 anni, laureato in “Scienze delle attività motorie, sportive e dell’educazione psicomotoria”, prossimo a conseguire il secondo titolo, quello specialistico. Creativo, perfezionista, ambizioso. Mi ritengo una persona educata, sensibile, assertiva e altruista. Aspetti risultati sinora determinanti nelle varie relazioni avute all'interno del mondo del giornalismo, con diverse figure di rilievo, e, soprattutto, per comprendere il reale valore, la potenza e il dono di ogni singola parola. Amo il giornalismo pulito, che ha necessità di essere raccontato. Generalmente parlo di calcio, ma ho piacere di spaziare su più fronti. Il mio desidero più grande resta quello di migliorare le mie capacità puntando all’eccellenza. Basi solide, pragmatismo e pensiero creativo: sono le peculiarità sviluppate principalmente in questi anni in cui ho compreso l'amore e la passione per la divulgazione di pensieri, messaggi e valori positivi, utilizzando come strumento lo sport e la mia "penna".
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