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E. Ledesma: “Ricordo il gol all’Albinoleffe e la curva venir giù” VIDEO

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L’ex Emmanuel Ledesma ci racconta l’esperienza in granata

Inizia la sua carriera in Italia nelle file del Genoa ma viene prima mandato in prestito al Queens Park Rangers e poi a Salerno. Con la maglia granata si trova a giocare in serie cadetta ad appena venti anni e senza esperienza con il calcio italiano. Parliamo dell’argentino Emmanuel Ledesma, attualmente attaccante del Cincinnati nel campionato americano. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con lui evocando i ricordi della sua esperienza con la casacca della Salernitana.

A che età hai iniziato a dare i primi calci ad un pallone?

“Ho iniziato a giocare col pallone da piccolissimo, avrò avuto circa sei anni. Da quel momento ho capito che qualcosa di incredibile mi legava alla sfera di cuoio, tanto da dormirci la notte. Il gioco del calcio è sempre stato qualcosa di speciale per me, da allora ad oggi nulla è cambiato”.

Quando sei arrivato in Italia chi ti ha notato come futuro calciatore?

“Arrivai in Italia per fare un provino con la formazione del Genoa, ero un ragazzino di appena diciassette anni. L’allenatore della Primavera era Vincenzo Torrente, mi scelse per fare con loro il Torneo di Viareggio. Dopo quell’esperienza rientrai in Argentina ma sapevo già che, a luglio, la società ligure avrebbe acquisito il mio cartellino dalla squadra in seconda divisione dove militavo. Quindi posso dire che è stato mister Torrente il mio scopritore”.

Hai sempre ricoperto il ruolo di attaccante o hai iniziato diversamente?

“Il mio ruolo naturale è quello di trequartista. Sono cresciuto giocando dietro gli attaccanti. Poi un giorno durante una partita mancava un attaccante e mi chiesero di sostituirlo; giocai una bella partita segnando anche una rete. Così mi si aprirono le porte per giocare anche in quel ruolo. Attenzione però, ho anche giocato da terzino di sinistra in qualche partita quando ero in Inghilterra. Ed anche in quel ruolo me la sono cavato. Il calcio è nel sangue; se mi dessero i guantoni mi cimenterei anche in porta dando il meglio di me”.

Hai avuto tante esperienze in giro per il mondo, quale la più significativa?

“E’ vero, tante esperienze in giro per il mondo ma posso dirti che nessuna in particolare è stata superiore ad altre. Da ognuna di esse ho imparato qualcosa, facendo in modo che sia le cose positive che quelle negative mi lasciassero insegnamenti per la carriera. Non ne ho una preferita in assoluto ma forse Genova, da dove sono partito e soprattutto Salerno mi hanno dato qualcosa in più. Soprattutto l’esperienza in granata, dove sono arrivato appena ventenne, e la lotta per raggiungere la salvezza. Ricordo che fu un’annata difficile, dura, ma alla fine di grande insegnamento. Forse posso prendere quella come esperienza più bella perché era la prima volta che mi trovavo a lottare per un obiettivo e ci riuscii”.

Il tuo ricordo più bello e quello più brutto legato alla permanenza in granata?

“Il ricordo più bello sicuramente il gol in casa con l’Albinoleffe. Stavamo pareggiando per 2-2 e, non vorrei sbagliare ma fu Ganci, con un passaggio all’indietro, che mi permise con un solo tocco di mettere la palla in rete sul palo più lontano. Quel vantaggio importantissimo fece venir giù la curva sud e vedere i tifosi impazziti mi emozionò tanto. Poi ho bei ricordi legati ai compagni di squadra. Allenarmi con Merino che mi sembrava Maradona, poi sempre sorridente e gioioso, mi trasmetteva molto. I vari Soligo, Re Artù, Manolo, ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa. Il più brutto riguarda sempre i tifosi e di quando si presentavano negli spogliatoi incazzati perché le cose non andavano bene. Alla fine anche quella esperienza e vedere il loro amore per la squadra e le sue sorti mi ha insegnato e spinto a dare sempre il massimo”. 

C’è qualcuno tra i vecchi compagni di squadra con cui ti senti ancora?

“Mi sento ancora con il magico Roberto Merino. Ogni tanto ci mandiamo messaggi raccontandoci delle esperienze che stiamo vivendo da calciatori dove militiamo. Oltre ad essere un grande calciatore è anche una grande persona”.

Segui ancora la Salernitana? Dove può arrivare quest’anno?

“E’ difficile seguire per bene ma tramite un’applicazione mi piace restare informato su tutto il calcio e specialmente vedere come vanno le squadre dove ho militato. Spero che la Salernitana possa raggiungere l’obiettivo e vincere il campionato arrivando così, finalmente, in massima serie, ovvero ciò merita. Dal cuore ti dico che mi auguro davvero il meglio sia per i tifosi che per i giocatori, perché Salerno merita tanto”.

Oggi giochi negli USA nella squadra del Cincinnati. Com’è il calcio americano?

“Come hai detto sono al Cincinnati, in seconda divisione, e posso dirti che a differenza del calcio italiano è molto meno tecnico. In compenso è molto intenso e non puoi distrarti un secondo, se ti rilassi rischi di prendere gol e perdere le partite. Per ora stiamo andando bene e siamo concentrati tutti per il nostro obiettivo”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Ho un solo progetto, quello di arrivare più in alto possibile senza mollare mai. Oggi che ho moglie e due figli voglio insegnare loro che il calcio è bello ma che per ottenere risultati bisogna metterci grinta, come del resto nella vita. I miei figli ora sono la mia forza, quindi l’obiettivo principale è quello: insegnar loro che il sacrificio e l’abnegazione sono fondamentali per poter raggiungere traguardi importanti”.

Dove pensi di chiudere la carriera?

“Onestamente io amo vivere giorno per giorno senza pensare al futuro, quindi non saprei proprio dove chiudere la mia carriera”.

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