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Delio Rossi: “Dia? Non vado in guerra con soldati che non ne hanno voglia. Salerno, combatti fino alla fine!”

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Delio Rossi, doppio ex di Salernitana e Lecce, ha parlato ai microfoni di SalernoSport24 in occasione del prossimo scontro salvezza dei granata.

Le parole del profeta sulla Salernitana e i suoi tifosi

Delio Rossi, che a Salerno non ha bisogno di presentazioni, ha parlato del momento della Salernitana e del Lecce, rivolgendo un messaggio speciale ai supporters granata, e dilungandosi su Iervolino e Dia.

Salernitana e Lecce si affrontano nel peggior momento stagionale per entrambe.

«E’ un momento delicato per tutte e due. Paradossalmente la Salernitana è in una situazione disperata. Il Lecce non si aspettava di trovarsi in questa situazione, ma è diventato un crocevia fondamentale anche per i giallorossi. Penso che sia una partita delicata, più pericolosa per il Lecce che per la Salernitana».

Il morale dei salernitani è basso. Cosa sente di dire ‘Il Profeta’ ai tifosi in questo momento complicato?

«Salerno è una città che conosco. So quanto i tifosi siano attaccati alla squadra, alle loro radici. La storia della Salernitana è fatta di alti e bassi, e so quante ne hanno passate. Una vera tifoseria si vede nel momento più difficile. Bisogna stringersi intorno a quest’allenatore, a questi giocatori(perché ci sono questi), paradossalmente riempire ancora di più lo stadio e esporsi al rischio di finire la partita con le lacrime agli occhi se lo spettacolo non è dei migliori. Bisogna incitare fin quando la palla rotola e alla fine se la squadra non è stata all’altezza è giusto anche contestare, in maniera civile. La cosa più sbagliata che si possa fare in questo momento è disertare lo stadio e non far sentire il calore di cui la città è capace. Poi quando finirà il campionato, che mi auguro possa finire con lo stesso miracolo di due anni fa, si tirerà una linea e si attribuirà ad ognuno le proprie responsabilità. Ai miei figli se fanno tutto bene non mi sentono neanche, se sbagliano allora mi avvicino. Questo deve fare il tifoso, anche con la morte nel cuore e le lacrime agli occhi».

Anche la sua Salernitana era circondata da vicissitudini societarie, con Casillo che cercava un acquirente. Cosa si dice in questi momenti ai calciatori per mantenerli sul pezzo?

«Si parla di una società composta da persone a me care, con cui ho lavorato e con cui condivido affetti come Liverani e Sabatini. L’allenatore deve pensare a sistemare la squadra. A me non è mai interessato chi fosse il presidente, dovevo pensare a far rendere bene i calciatori in campo. Chi scende in campo deve rimanere concentrato e motivato a prescindere. Una mancanza di focus dovuta ai problemi societari è sintomo di qualche problema».

É noto per essere un allenatore carismatico, che tiene in pugno lo spogliatoio. Come avrebbe gestito la situazione Dia?

«Bisogna agire su due livelli. In una situazione come quella della Salernitana l’allenatore deve fare leva su quelli che hanno voglia. Non vado in battaglia con soldati che non ci vogliono venire. Anche se possono essere dei soldati più bravi. Il secondo livello è quello societario. Bisogna parlare col ragazzo, chiedere se ha effettivamente voglia di contribuire alla causa oppure no, e in questo caso metterlo fuori rosa. Non ci sono altre soluzioni. Convincere contro voglia qualcuno a giocare in un contesto come questo, è la cosa più sbagliata si possa fare».

In che modo l’ha segnata l’esperienza di Lecce?

«É stata una tappa fondamentale della mia carriera. Ho conosciuto una società forte e delle persone molto legate al territorio. Dal punto di vista sportivo abbiamo fatto un miracolo. Dopo tutte le cessioni eccellenti abbiamo promosso sette giovani dalla primavera e abbiamo vinto il campionato, confermandoci poi in Serie A. Abbiamo trasformato un momento negativo in qualcosa di positivissimo. Mi auguro possa essere lo stesso caso della Salernitana».

Iervolino è al centro di diverse polemiche in questo momento.

«Iervolino non lo conosco, ma so per esperienza che mettere la faccia, soprattutto davanti alla propria gente, non è facile. Specie perché ormai le società sono gestite da fondi esteri di cui non si identifica sempre un unico amministratore. Non è facile per un imprenditore locale come lui metterci impegno e soldi e magari sentirsi insultato. Gli va dato atto del suo coraggio. Nella vita ci sono alti e bassi, ma le società così come le persone si vedono nei momenti di difficoltà. Chi cade da cavallo deve avere la forza di rimettersi in sella».

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