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Ciaramitaro: “Casasola? Bravo ragazzo e ha voglia di arrivare” VIDEO

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Ciaramitaro: “I tifosi della Salernitana ti trascinano”

Altro giro di ruota e altro doppio ex sulle pagine di SalernoSport24, questa volta tocca a Maurizio Ciaramitaro. Lo scorso anno ha appeso gli scarpini con il Trapani passando dal campo alla scrivania, sempre con i siciliani. Giocò a Livorno nel campionato 2003-2004 in prestito dal Palermo; poi a Salerno un mezzo campionato nel 2009, mettendo insieme diciassette presenze e due gol prima di passare in prestito al Bellinzona, quando la casa madre era però sempre il Palermo, la sua casa da dove ha imparato i trucchi del mestiere dirigenziale.

Ciao Maurizio. Anche se il Palermo non ti ha mai mollato non sei riuscito ad esprimerti con la squadra della tua città. Pensi che sia una delle candidate alla promozione?

“Nemo propheta in patria! E’ stata un’arma a doppio taglio, una condizione che ha avuto i suoi pro e contro”.  

Andiamo a Salerno, arrivi a gennaio 2009… il ricordo più bello e quello meno bello durante il periodo a Salerno?

“Arrivai in una società già di per sé in una condizione molto difficile e deficitaria. Fu un’esperienza breve ma intensa in una maniera allucinante. Quando un calciatore ha la possibilità di giocare in piazze così, andare e sentire l’odore della gente… che ti trascina e ti porta avanti a fare uno sforzo anche quando le energie sono finite. Sono piazze in cui bisogna andare a giocare per sentire realmente l’aria di calcio

Dopo il non riscatto da parte dei granata parti per una nuova esperienza, in Svizzera al Bellinzona. Com’è stata l’esperienza elvetica?

“Volli provare la Svizzera. Non fu una bella esperienza però perché non era il calcio di cui ero abituato a vivere in Italia”.

Brescia e Frosinone, vittorie granata targate anche Ciaramitaro.

“Qui c’è un bell’aneddoto da raccontare per quanto riguarda la partita col Brescia: non stavo bene fisicamente ma mister Castori, che era in bilico, mi chiese di fare uno sforzo perché aveva gli uomini contati. Il primo tempo fu bruttissimo, quasi non mi riuscivo a muovere, poi capitò questa palla in mezzo all’area e segnai. Per quanto riguarda il gol al Frosinone, invece, era talmente semplice da segnare che se avessi sbagliato c’era da spararmi”.

Tante maglie ma dove sei stato meglio?

“E’ vero, ho giocato in tanti club dove sono stato davvero bene e mi hanno fatto sentire un calciatore importante. L’ultima chiamata è arrivata da Trapani dopo aver terminato il rapporto con il Vicenza. Quattro anni davvero belli con punte di alto livello quando ci giocammo la Serie A. Un anno in cui nessuno ci dava da accreditati al salto di categoria ma perdemmo solo in finale con il Pescara. Ho dato tanto a questa maglia, non mi sono mai tirato indietro ma alla fine il ginocchio non ce la faceva più per cui ho dovuto decidere di smettere e di passare nell’area tecnica. Quest’anno la società ha fatto altre scelte. Devo dire che tutto quello che non mi ha dato Palermo me l’ha dato Trapani”.

Nel tuo Trapani 2016-17 hai giocato con Tiago Casasola, giocatore oggi a Salerno che si è rivelato subito una sorpresa. Com’era ai tempi del Trapani?

“E’ un ragazzo che tiene, ci mette l’anima e ha voglia di arrivare! E’ un gran bel giocatore. Mi chiamò Colantuono chiedendomi consiglio su di lui avendo giocato insieme. Gli consigliai di prenderlo poiché sicuramente gli sarebbe tornata utile la sua duttilità e, in prospettiva, ha dei margini di miglioramento importanti”.

Nello staff trapanese c’è una vecchia conoscenza del calcio salernitano, Raffaele Rubino. Com’è da direttore sportivo?

“Quest’anno c’è Rubino là il quale sta facendo molto bene. E’ una società che, nonostante tutte le difficoltà, ama davvero la città e la gente di Trapani; anche quest’anno hanno costruito uno staff all’altezza del compito, con una squadra che se la può giocare”.

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Ciaramitaro: “I tifosi della Salernitana ti trascinano”

Altro giro di ruota e altro doppio ex sulle pagine di SalernoSport24, questa volta tocca a Maurizio Ciaramitaro. Lo scorso anno ha appeso gli scarpini con il Trapani passando dal campo alla scrivania, sempre con i siciliani. Giocò a Livorno nel campionato 2003-2004 in prestito dal Palermo; poi a Salerno un mezzo campionato nel 2009, mettendo insieme diciassette presenze e due gol prima di passare in prestito al Bellinzona, quando la casa madre era però sempre il Palermo, la sua casa da dove ha imparato i trucchi del mestiere dirigenziale.

Ciao Maurizio. Anche se il Palermo non ti ha mai mollato non sei riuscito ad esprimerti con la squadra della tua città. Pensi che sia una delle candidate alla promozione?

“Nemo propheta in patria! E’ stata un’arma a doppio taglio, una condizione che ha avuto i suoi pro e contro”.  

Andiamo a Salerno, arrivi a gennaio 2009… il ricordo più bello e quello meno bello durante il periodo a Salerno?

“Arrivai in una società già di per sé in una condizione molto difficile e deficitaria. Fu un’esperienza breve ma intensa in una maniera allucinante. Quando un calciatore ha la possibilità di giocare in piazze così, andare e sentire l’odore della gente… che ti trascina e ti porta avanti a fare uno sforzo anche quando le energie sono finite. Sono piazze in cui bisogna andare a giocare per sentire realmente l’aria di calcio

Dopo il non riscatto da parte dei granata parti per una nuova esperienza, in Svizzera al Bellinzona. Com’è stata l’esperienza elvetica?

“Volli provare la Svizzera. Non fu una bella esperienza però perché non era il calcio di cui ero abituato a vivere in Italia”.

Brescia e Frosinone, vittorie granata targate anche Ciaramitaro.

“Qui c’è un bell’aneddoto da raccontare per quanto riguarda la partita col Brescia: non stavo bene fisicamente ma mister Castori, che era in bilico, mi chiese di fare uno sforzo perché aveva gli uomini contati. Il primo tempo fu bruttissimo, quasi non mi riuscivo a muovere, poi capitò questa palla in mezzo all’area e segnai. Per quanto riguarda il gol al Frosinone, invece, era talmente semplice da segnare che se avessi sbagliato c’era da spararmi”.

Tante maglie ma dove sei stato meglio?

“E’ vero, ho giocato in tanti club dove sono stato davvero bene e mi hanno fatto sentire un calciatore importante. L’ultima chiamata è arrivata da Trapani dopo aver terminato il rapporto con il Vicenza. Quattro anni davvero belli con punte di alto livello quando ci giocammo la Serie A. Un anno in cui nessuno ci dava da accreditati al salto di categoria ma perdemmo solo in finale con il Pescara. Ho dato tanto a questa maglia, non mi sono mai tirato indietro ma alla fine il ginocchio non ce la faceva più per cui ho dovuto decidere di smettere e di passare nell’area tecnica. Quest’anno la società ha fatto altre scelte. Devo dire che tutto quello che non mi ha dato Palermo me l’ha dato Trapani”.

Nel tuo Trapani 2016-17 hai giocato con Tiago Casasola, giocatore oggi a Salerno che si è rivelato subito una sorpresa. Com’era ai tempi del Trapani?

“E’ un ragazzo che tiene, ci mette l’anima e ha voglia di arrivare! E’ un gran bel giocatore. Mi chiamò Colantuono chiedendomi consiglio su di lui avendo giocato insieme. Gli consigliai di prenderlo poiché sicuramente gli sarebbe tornata utile la sua duttilità e, in prospettiva, ha dei margini di miglioramento importanti”.

Nello staff trapanese c’è una vecchia conoscenza del calcio salernitano, Raffaele Rubino. Com’è da direttore sportivo?

“Quest’anno c’è Rubino là il quale sta facendo molto bene. E’ una società che, nonostante tutte le difficoltà, ama davvero la città e la gente di Trapani; anche quest’anno hanno costruito uno staff all’altezza del compito, con una squadra che se la può giocare”.

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Ciaramitaro: “I tifosi della Salernitana ti trascinano”

Altro giro di ruota e altro doppio ex sulle pagine di SalernoSport24, questa volta tocca a Maurizio Ciaramitaro. Lo scorso anno ha appeso gli scarpini con il Trapani passando dal campo alla scrivania, sempre con i siciliani. Giocò a Livorno nel campionato 2003-2004 in prestito dal Palermo; poi a Salerno un mezzo campionato nel 2009, mettendo insieme diciassette presenze e due gol prima di passare in prestito al Bellinzona, quando la casa madre era però sempre il Palermo, la sua casa da dove ha imparato i trucchi del mestiere dirigenziale.

Ciao Maurizio. Anche se il Palermo non ti ha mai mollato non sei riuscito ad esprimerti con la squadra della tua città. Pensi che sia una delle candidate alla promozione?

“Nemo propheta in patria! E’ stata un’arma a doppio taglio, una condizione che ha avuto i suoi pro e contro”.  

Andiamo a Salerno, arrivi a gennaio 2009… il ricordo più bello e quello meno bello durante il periodo a Salerno?

“Arrivai in una società già di per sé in una condizione molto difficile e deficitaria. Fu un’esperienza breve ma intensa in una maniera allucinante. Quando un calciatore ha la possibilità di giocare in piazze così, andare e sentire l’odore della gente… che ti trascina e ti porta avanti a fare uno sforzo anche quando le energie sono finite. Sono piazze in cui bisogna andare a giocare per sentire realmente l’aria di calcio

Dopo il non riscatto da parte dei granata parti per una nuova esperienza, in Svizzera al Bellinzona. Com’è stata l’esperienza elvetica?

“Volli provare la Svizzera. Non fu una bella esperienza però perché non era il calcio di cui ero abituato a vivere in Italia”.

Brescia e Frosinone, vittorie granata targate anche Ciaramitaro.

“Qui c’è un bell’aneddoto da raccontare per quanto riguarda la partita col Brescia: non stavo bene fisicamente ma mister Castori, che era in bilico, mi chiese di fare uno sforzo perché aveva gli uomini contati. Il primo tempo fu bruttissimo, quasi non mi riuscivo a muovere, poi capitò questa palla in mezzo all’area e segnai. Per quanto riguarda il gol al Frosinone, invece, era talmente semplice da segnare che se avessi sbagliato c’era da spararmi”.

Tante maglie ma dove sei stato meglio?

“E’ vero, ho giocato in tanti club dove sono stato davvero bene e mi hanno fatto sentire un calciatore importante. L’ultima chiamata è arrivata da Trapani dopo aver terminato il rapporto con il Vicenza. Quattro anni davvero belli con punte di alto livello quando ci giocammo la Serie A. Un anno in cui nessuno ci dava da accreditati al salto di categoria ma perdemmo solo in finale con il Pescara. Ho dato tanto a questa maglia, non mi sono mai tirato indietro ma alla fine il ginocchio non ce la faceva più per cui ho dovuto decidere di smettere e di passare nell’area tecnica. Quest’anno la società ha fatto altre scelte. Devo dire che tutto quello che non mi ha dato Palermo me l’ha dato Trapani”.

Nel tuo Trapani 2016-17 hai giocato con Tiago Casasola, giocatore oggi a Salerno che si è rivelato subito una sorpresa. Com’era ai tempi del Trapani?

“E’ un ragazzo che tiene, ci mette l’anima e ha voglia di arrivare! E’ un gran bel giocatore. Mi chiamò Colantuono chiedendomi consiglio su di lui avendo giocato insieme. Gli consigliai di prenderlo poiché sicuramente gli sarebbe tornata utile la sua duttilità e, in prospettiva, ha dei margini di miglioramento importanti”.

Nello staff trapanese c’è una vecchia conoscenza del calcio salernitano, Raffaele Rubino. Com’è da direttore sportivo?

“Quest’anno c’è Rubino là il quale sta facendo molto bene. E’ una società che, nonostante tutte le difficoltà, ama davvero la città e la gente di Trapani; anche quest’anno hanno costruito uno staff all’altezza del compito, con una squadra che se la può giocare”.

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